"La città ha bisogno di un gojo come Filippo Rossi per mettere fine alla politichetta della piccola bottega"
Giovanni Faperdue
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Settantotto anni, spirito da ragazzino. Giovanni Faperdue punta a salire al soglio della Sala d'Ercole. Consigliere comunale, di maggioranza si augura (e facendo gli scongiuri a modo suo), con Filippo Rossi sindaco.

Settantotto anni, spirito da ragazzino. Giovanni Faperdue punta a salire al soglio della Sala d’Ercole. Consigliere comunale, di maggioranza si augura (e facendo gli scongiuri a modo suo), con Filippo Rossi sindaco.

Anche lui è tra quelli che in occasione del voto del 10 giugno è pronto a gridare, e far gridare, “Viva Viterbo”. Lo abbiamo intervistato. 

Perché si candida?

“Perché sono un mezzo gojo (ride). Come è mezzo gojo Filippo Rossi. Se non fossi stato così non avrei scritto la bellezza di nove libri su Viterbo. Ho deciso di candidarmi perché credo in Rossi come sindaco del cambiamento della città. Condivido le sue idee sul turismo, sul termalismo …

Prima di incontrarlo lo reputavo uno stronzo (abbiamo deciso di non censurare la definizione n.d.r.). Poi ci ho parlato e ho deciso di aiutarlo a diventare sindaco di Viterbo, mi sono candidato con lui”.

Tre idee che intende portare con sé in consiglio comunale?

“La prima riguarda il Parco Termale del Bullicame. Deve diventare il luogo dello svago e del divertimento dei viterbesi. Sogno che le famiglie possano riconquistarlo e viverlo senza spendere un centesimo. La seconda è l’impegno per assicurare che l’utilizzo delle acque termali viterbesi finisca nelle mani giuste. Di chi sa valorizzarle. In questo mi sento di fare un applauso ai Sensi e al lavoro fatto con le Terme dei Papi. Loro hanno dimostrato il valore del nostro termalismo e sono alla continua ricerca di migliorare le cose. La terza idea è battermi per la protezione di tutti i monumenti della città e la loro giusta presentazione ai turisti. Se uno va agli ascensori di Valle Faul non c’è neanche scritto che portano a Palazzo Papale. Ma come è possibile così tanta approssimazione?”.

La cosa che ama di più di Viterbo e quella che le dà più fastidio?

“Ho un rapporto particolare con Viterbo, è la mia amante. Ne conosco praticamente ogni angolo e mi piace viverla quando non c’è nessuno, ad esempio quando piove. Con le amanti ci stai bene quando sei da solo, per abbracciarle davvero. Invece ci sono diverse cose che non mi piacciono. Innanzitutto questo vizio che le persone hanno di parcheggiare nelle piazze storiche. Così come non mi piacciono le strade sporche o alcuni viterbesi che trattano male i turisti”.

Cosa pensa delle amministrazioni che si sono alternate alla guida della città?

“Hanno tutte fatto una politica piccola. Hanno fatto i bottegai. Viterbo ha bisogno di un gojo come Rossi, che ci porti lontano dalla politica del negozietto. Possiamo pensare in grande, abbiamo i numeri per farlo”. 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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