La "ciclabile della discordia" diventa un torrente: dopo la pioggia esplode la protesta dei residenti di via della Pila
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Una situazione che riaccende inevitabilmente le polemiche sulla viabilità cittadina e sulla tenuta delle infrastrutture di recente realizzazione di fronte alle piogge autunnali.

VITERBO – È bastato il primo vero temporale di settembre per trasformare la tanto discussa pista ciclabile di via della Pila in un canale di scorrimento d’acqua a cielo aperto. A denunciarlo con forza è il Comitato dei residenti, nato proprio per contrastare la realizzazione dell’opera, che all’indomani del maltempo del 10 settembre traccia un bilancio critico e duro sullo stato della via.

I cordoli installati per delimitare la corsia riservata alle biciclette si sono trasformati in veri e propri argini contenitivi, intrappolando l’acqua piovana tra il parapetto e la carreggiata. Il risultato? Un tratto d’acqua ad altezza critica che ha reso del tutto impraticabile l’attraversamento pedonale, isolato il camminamento e finito persino per inondare l’ingresso di un’attività commerciale della zona.

“Dopo la giornata di oggi, è fin troppo facile dire ‘l’avevamo detto’ — spiegano amareggiati i rappresentanti del Comitato in una nota ufficiale —. Il primo temporale ha creato un canale di scorrimento che ha allagato il ridicolo tratto dedicato ai pedoni e impedito qualsiasi attraversamento. Non occorrono competenze in ingegneria della viabilità per prevedere ciò che è puntualmente accaduto”.

La critica dei cittadini va oltre l’aspetto estetico e l’utilità dell’infrastruttura, puntando il dito direttamente sulla gestione dei lavori: “A preoccupare non è soltanto la realizzazione di un’opera dalla dubbia utilità e dalla evidente incongruenza estetica, né il totale menefreghismo con cui l’amministrazione continua ad affrontare la questione. A sconcertare è la palese incapacità di gestire appena 74 metri lineari di strada”.

Secondo quanto riportato dal Comitato, le criticità erano già state segnalate a Palazzo dei Priori in più occasioni: dai tombini ostruiti alla pericolosità dei cordoli-argine, fino a dettagli tecnici macroscopici come una grondaia che scarica le acque meteoriche direttamente all’interno della pista. Una situazione che riaccende inevitabilmente le polemiche sulla viabilità cittadina e sulla tenuta delle infrastrutture di recente realizzazione di fronte alle piogge autunnali.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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