La chiesa diventa un polo culturale, ecco i "Don Camillo e Peppone" di Grotte di Castro
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Ricordate Peppone e Don Camillo di Giovannino Guareschi? Beh la scena, andata in onda sugli schermi della comunità di Grotte di Castro un po' lo ricorda. Dopotutto, come nel film, anche qui "il prete" e "il sindaco" del paese lavorano per il bene del paese.

GROTTE DI CASTRO – Ricordate Peppone e Don Camillo di Giovannino Guareschi? Beh la scena, andata in onda sugli schermi della comunità di Grotte di Castro un po’ lo ricorda. Dopotutto, come nel film, anche qui “il prete” e “il sindaco” del paese lavorano per il bene del paese. Non sappiamo se don Tancredi, parroco di Grotte, e Antonio Rizzello, suo già amatissimo sindaco, se ne combinino di tutti i colori ma sta di fatto che non hanno esitato a mettersi insieme per “trasformare” una chiesa inutilizzata da tempo in un polo culturale al servizio dei cittadini.

La chiesa in questione è quella di Santa Maria delle Colonne. Sorge un po’ fuori dal paese ma su una strada dove passano tutti che si chiama via Bardignana. Venne realizzata da un santo uomo di chiesa come don Angelo Maria Patrizi, che tutti ricordano con affetto a Grotte. Da quando lui è morto, ma ancora anni prima, in sostanza da quando era diventato disabile, nessuno ci ha più detto messa e in sostanza è stata abbandonata. Così si è determinato un progressivo ammaloramento della struttura. Qui entra in gioco il Comune, guidato appunto dal sindaco Rizzello, che ha firmato un accordo per prendersi in carico l’immobile, sistemarlo e utilizzarlo.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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