

VITERBO – La politica viterbese ha il respiro corto di chi attende una sentenza, ma la visione lunga di chi già proietta le proprie ambizioni sull’orizzonte del 2027. Sette giorni dopo il rinnovo del Consiglio provinciale, a Palazzo Gentili non si respira aria di festa, ma di vigilia. Una vigilia densa, sospesa, in cui l’unica certezza è rappresentata da un nome: Alessandro Romoli. È lui, il presidente azzurro, a tenere tra le mani la bussola che indicherà la rotta delle prossime amministrative nel capoluogo.
Quale maggioranza governerà la Provincia? È questa la domanda che scuote i corridoi di via Saffi. Forza Italia – con l’abbraccio stretto dei civici di Chiara Frontini – continuerà a danzare col Partito Democratico o è giunto il tempo di tornare a casa, nel porto storico del centrodestra? I numeri, stavolta, sono eloquenti: il blocco FdI-Lega-Rocca-forzisti e civici conta sette consiglieri più il voto del presidente. Avrebbe la stura per governare in autonomia. Il Pd, fermo a cinque, finirebbe all’opposizione senza possibilità di recitare il ruolo di ago della bilancia.
Ma la matematica è un’opinione, quando a dettare legge è la strategia. E Alessandro Romoli, uomo di navigata esperienza, sembra non voler stravolgere quegli equilibri che fin qui hanno retto l’ente. Eppure, la presenza oggi a Viterbo del senatore Maurizio Gasparri, responsabile nazionale Enti Locali, impone un chiarimento. Non è più tempo di “attendismi” o di tatticismi da fine impero. Le politiche sono alle porte e il quadro nazionale, stretto in un testa a testa che non ammette distrazioni, esige chiarezza.
C’è un’intervista, rilasciata a Latina Oggi nel maggio 2026, che riecheggia nei pensieri dei navigati osservatori viterbesi. È quella a Gerardo Stefanelli, ex presidente della Provincia di Latina. Alla domanda sulla capacità di mediazione tra sensibilità diverse, Stefanelli rispondeva che “i sistemi elettorali costringono ad alleanze innaturali”, sottolineando però come la Provincia sia “il luogo in cui spesso prevale il dialogo”. E sull’asse Pd-Forza Italia? Stefanelli non ha dubbi: “Esperienze di buon governo solide ed efficaci, destinate a ripetersi”.
Si riferiva a Viterbo? Può darsi. Sta di fatto che tra Palazzo Gentili e Palazzo dei Priori vige da sempre la legge dei vasi comunicanti. Un’alleanza civico-azzurra-dem a via Saffi sarebbe il prologo perfetto per un esperimento simile a piazza del Plebiscito. Il ritiro di Alessandra Troncarelli dai blocchi di partenza per il 2027 sembra il tassello che completa il puzzle.
La sindaca Frontini, nel frattempo, ha riunito i suoi. Ordine di scuderia: silenzio tombale. La “cucitura delle bocche” è il rito pagano che precede l’annuncio. Circolano voci di un imminente “fidanzamento ufficiale” che ha il sapore di un futuro quinquennio insieme: Elpidio Micci, il mister preferenze da 800 voti, pronto alla promozione ad assessore, e l’ingresso dell’azzurra Isabella Lotti in Sala d’Ercole.
È il sogno civico-forzista. Una geometria variabile che sfida la logica dei partiti per abbracciare quella del “progetto amministrativo”. La parola passa ora alla conferenza stampa di oggi. Romoli è al bivio: da una parte l’ortodossia del centrodestra, dall’altra la seduzione di una larga coalizione che punta dritto al 2027. La bussola è nelle sue mani. La politica viterbese sta per voltare pagina, o forse, sta solo cercando di riscriverla con la stessa penna.

















