

IL DOMENICALE – Il carcere non comincia necessariamente quando si chiude una porta alle spalle di un detenuto, per molti comincia molto prima, nel momento in cui entrano nel circuito della giustizia senza possedere denaro, relazioni, istruzione e capacità di orientarsi dentro un sistema complesso, perché la legge può essere uguale per tutti, ma le persone arrivano davanti alla legge con strumenti profondamente diversi.
La Costituzione garantisce a tutti il diritto alla difesa e prevede strumenti per chi non possiede risorse economiche, è una conquista fondamentale e sarebbe profondamente ingiusto affermare che gli avvocati che operano attraverso il patrocinio a spese dello Stato siano professionisti meno capaci o meno seri, moltissimi svolgono quel lavoro con grande competenza e senso della responsabilità, ma il problema non è questo, il problema è la diseguaglianza concreta con la quale le persone entrano dentro una vicenda giudiziaria.
Chi possiede molto denaro può scegliere tra professionisti diversi, rivolgersi a specialisti, pagare consulenze tecniche, investigazioni difensive, perizie mediche, informatiche o finanziarie, cambiare strategia, affrontare anni di processo senza che ogni nuova spesa diventi un problema familiare, mentre chi non possiede nulla dipende interamente dalla capacità del sistema pubblico di compensare quella distanza e di rendere effettivo un diritto che sulla carta appartiene a tutti.
La giustizia resta uguale nella legge, ma le persone non arrivano uguali davanti alla giustizia, basta immaginare la differenza tra un imputato istruito, economicamente solido, circondato da una famiglia e perfettamente consapevole delle procedure e uno straniero che conosce male l italiano, vive in una stanza condivisa, lavora saltuariamente e non sa distinguere una misura cautelare da una condanna, non significa che il secondo sia innocente, significa semplicemente che è più fragile e che quella fragilità pesa anche sulla sua capacità di capire, decidere e difendersi.
In un processo penale, del resto, avere un avvocato non significa semplicemente avere una persona seduta accanto durante l udienza, significa riuscire a studiare migliaia di pagine, contestare una perizia, ricostruire un fatto, trovare un testimone, comprendere un tabulato, disporre di una consulenza scientifica e avere qualcuno che possa dedicare tempo e risorse alla propria vicenda, per questo la povertà non rende colpevoli ma riduce le possibilità di difendersi e obbliga chi non ha nulla a confidare interamente nella capacità dello Stato di colmare quella distanza.
Il denaro non compra necessariamente l assoluzione, ma compra tempo, competenze, possibilità di scelta e persino serenità, perché affrontare un processo sapendo che la propria famiglia può continuare a vivere normalmente non è la stessa cosa che affrontarlo sapendo che ogni udienza, ogni spostamento e ogni giorno senza lavorare producono un nuovo problema economico.
Poi, quando arriva il carcere, la differenza non scompare, c è chi ha una famiglia che invia denaro, chi riceve pacchi, chi può contare su visite frequenti, chi sa che quando uscirà avrà una casa alla quale tornare, e c è chi invece resta quasi completamente solo, senza risorse, senza relazioni e spesso senza nemmeno la certezza di trovare qualcosa fuori.
È per questo che la povertà non è soltanto una condizione economica ma diventa anche una condizione giudiziaria e penitenziaria, accompagna una persona prima del processo, durante il processo, dentro il carcere e spesso anche dopo, quando la pena è finita ma la marginalità è rimasta.
La mafia conosce bene la miseria del carcere e sa trasformarla in uno strumento di potere, garantendo agli affiliati denaro, generi di prima necessità e sostegno alle famiglie rimaste fuori. Dove lo Stato appare distante o incapace di assicurare condizioni dignitose, l organizzazione criminale si presenta invece come una comunità che non abbandona i propri uomini. In questo modo il vincolo mafioso non si indebolisce con la detenzione, ma può addirittura rafforzarsi, perché l affiliato sperimenta concretamente chi continua a proteggerlo. Il messaggio è devastante: lo Stato ti punisce e ti lascia solo, la mafia ti sostiene. È così che l organizzazione criminale tenta paradossalmente di apparire più garantista dello Stato e trasforma perfino il carcere in uno strumento di fidelizzazione.
Chi entra nel vortice della giustizia senza risorse non è già condannato, naturalmente, ma parte più indietro, e questa differenza è enorme perché la giustizia dovrebbe essere uno dei luoghi nei quali la distanza tra ricchi e poveri pesa meno, non uno dei luoghi nei quali rischia di diventare decisiva.


















