
ONANO – In un’Italia spesso distratta, dove i piccoli paesi scompaiono tra le pieghe della geografia urbana, Onano – tanto piccolo da poterlo definire minuscolo – comune della Tuscia viterbese, ha fatto qualcosa di raro: si è ricordato della propria leggenda. E lo ha fatto in grande stile.
In una domenica di luglio, piacevolmente non troppo calda, il paese ha onorato la sua figlia più celebre, Lina Cavalieri, svelando una statua che più che un monumento è una dichiarazione d’identità. Opera del maestro Oliviero Rainaldi, il monumento si trova proprio davanti al Municipio, quasi a voler affermare che sì, la bellezza può essere un affare istituzionale.
Lina, all’anagrafe Natalina Adelina Cavalieri, lasciò questo paese presto, ma il paese non ha mai lasciato lei. Da canzonettista nei teatri popolari a soprano sui palcoscenici internazionali, da regina dei café-chantant a diva del cinema, la sua parabola è da manuale: arte, scandali, celebrità, tragedia. Morì sotto le bombe della Seconda guerra mondiale a Firenze, ma la sua leggenda ha continuato a vivere: nei versi dei poeti, nella voce dei melomani, e persino sui piatti di Piero Fornasetti, che ha moltiplicato il suo volto in centinaia di variazioni grafiche.
Ha vissuto anche nelle parole di Gabriele D’Annunzio, che la definì “la massima testimonianza di Venere in terra”.
Eppure, il ritorno simbolico più potente è questo: una statua nella piazza dove tutto è iniziato, tra i vicoli stretti della Tuscia e le colline che sembrano osservare in silenzio. Lina torna a casa, e lo fa da immortale.
La cerimonia
All’inaugurazione c’erano tutti: il sindaco, i cittadini, Francesco Cozza Caposavi, che ha sovrinteso alla nascita di quest’opera e l’artista Oliviero Rainaldi, uno dei più importanti scultori italiani contemporanei, e perfino il ministro Alessandro Giuli, giunto per rendere omaggio a una figura che è molto più di un’icona estetica. Perché Lina Cavalieri non è stata solo “la donna più bella del mondo”, come la ribattezzarono giornali e poeti, ma un simbolo di determinazione femminile, riscatto sociale e talento internazionale.
La statua, elegante, evocativa, quasi sospesa, raffigura Lina nella sua essenza: non la diva patinata, ma la donna che ha attraversato il suo tempo con grazia e tempra. Non un manichino da esposizione, ma un ritratto interiore che riflette l’anima dietro la leggenda. Un’opera che non impone, ma invita: a guardare, a ricordare, a interrogarsi.
C’è qualcosa di profondamente commovente e romantico nel vedere un piccolo borgo che si stringe attorno a una figura come Lina Cavalieri. In un’epoca in cui la memoria è volatile e la bellezza si consuma in un clic, Onano fa il contrario: scolpisce, radica, celebra.
E così, mentre l’arte si insinua nella piazza, il paese si prende una rivincita silenziosa contro l’oblio. Perché non serve una metropoli per produrre una leggenda.


















