
VITERBO – Metti un’associazione criminale e terroristica. Aggiungi “armi da guerra cruente”, come le ha descritte il pm milanese Bruna Albertini. Nella fattispecie kalashnikov e bombe a mano. Abbina tutto ai soldi, un fiume di soldi provenienti da traffico internazionale di droga e traffico di esseri umani sulla rotta balcanica.
Abbina il tutto con intenzioni eversive interne allo stato turco, un fallito attentato in fabbrica vicino a Istanbul e il coordinamento di un gruppo di fuoco che ha commesso un omicidio a Berlino. Tutto questo, per gli inquirenti della Procura di Milano, aveva il suo vertice in Baris Boyun. Cittadino turco, classe 1984 e di etnia curda.
L’uomo è stato arrestato nel 2022 a Rimini, in esecuzione di mandato di cattura internazionale emesso nel 2022 a seguito di una richiesta di estradizione emesso dall’autorità giudiziaria turca “per dare esecuzione a un provvedimento di cattura internazionale emesso il 6 aprile 2022 dal Tribunale di Instanbul”. All’epoca risultava “indagato nell’ambito di un procedimento penale pendente nello Stato richiedente” per vari reati. Ma la richiesta di estradizione era stata respinta prima dalla corte d’appello di Bologna e poi, lo scorso 14 giugno, dalla Corte di Cassazione.
La Turchia lo ritiene a capo di un’organizzazione criminale. Secondo quanto emerge dall’indagine della Dda di Milano Baris Boyun sarebbe scampato a un agguato in Italia e poi avrebbe pianificato un attentato contro il presunto mandante del suo omicidio, il boss di un clan rivale, attivando un gruppo di fuoco che avrebbe dovuto colpire una fabbrica in Turchia. Un piano sventato dalla tempestiva comunicazione della polizia italiana alle autorità turche.
L’ uomo era stato arrestato a Milano lo scorso 21 gennaio quando la polizia lo aveva trovato in macchina con la moglie in possesso di una pistola. Dal 2 febbraio era passato agli arresti domiciliari a Crotone, dove la notte del 18 marzo avrebbe subito un attentato con due killer che avrebbero fatto irruzione nel suo palazzo e sparato contro la sua porta d’ingresso. Da Crotone, Boyun era stata poi trasferito nel Viterbese poco prima di Pasqua. In molti avevano notato l’assidua presenza davanti all’abitazione di Bagnaia di uomini delle forze dell’ordine ma nessuno poteva immaginare la portata criminale e il profilo internazionale del soggetto.


















