

RONCIGLIONE – Un guerriero sa pensare, sa aspettare, sa digiunare. Così il Siddartha di Herman Hesse. A Ronciglione si fa anche i capelli perché sabato mattina (9 maggio) deve incontrare il Papa. Succede.
Italo Leali ha sempre avuto la vita dentro. Chiunque lo conosca può testimoniarlo. La sua inquietudine l’ha fatto muovere parecchio ma quanto ha iniziato a muoversi da quando ha la sla nessuno poteva immaginarlo. Prima le combinava anche tante, sempre in buona fede, sempre per carattere. Succede che qualcosa capita quando fai molto. Poi la malattia, che ha sorpreso molti in verità. Il suo corpo che ha iniziato a muoversi sempre meno e lui, Italo, che ha compensato muovendosi sempre di più. Suo figlio, o sua figlia (decidete voi), gli è stato sempre vicino. Ha solo allungato un po’ il nome. Tuscia in Jazz è diventata o diventato Tuscia in Jazz for sla. Che poi, diciamocelo, suona anche più jazz così.
La malattia ha iniziato a fermare il corpo e così Italo è andato oltre. Italo è l’uomo macchina. Nell’era dell’intelligenza artificiale in cui sempre più corpi affidano il pensare ai computer lui fa esattamente il contrario. A fare da “corpo” è la macchina ma a pensare è Italo. E il nostro amico Italo (glielo diciamo come una carezza, con tutto l’affetto del mondo e ricordando in questo preciso istante un sabato d’estate quando ci ha fatto incazzare per delle chiavi) ha pensato molto e altrettanto ha fatto. Soprattutto una cosa l’ha pensata bene: è rimasto vivo. Ha abbracciato la vita, ha trovato per lei un altro modo. Ha fatto roba miracolosa. Oggi Italo parla con gli occhi. Anzi lui pensa, comanda (è sempre stato un maschio alfa) con gli occhi e una macchina parla per lui. Se non è jazz questo.
Italo ha buoni amici. Amici che parlano poco, che pensano a Italo e stanno in silenzio e non cercano riconoscimenti e medagliette. Amici che capiscono, nel cuore di una notte d’inverno, come se fossimo dentro ‘Se una notte d’inverno un viaggiatore’ di Calvino, che è importante scrivere una lettera. E la scrivono anche bene, come accade solo alle cose che vengono da quelle cellule misteriose che fanno il cuore. Così convincono Leone, al secolo il papa, a incontrarlo. Ci perdonino i jazzisti e ci perdoni Italo ma ci viene in mente Dolcenera: “com’è straordinaria la vita”.

















