Italia, terra di ministri non laureati
Francesco Mattioli
Gli Stati Generali La Fune
VITERBO - Leggo che il ministro Alessandro Giuli, che è subentrato a Massimo Sangiuliano nel dicastero della cultura, si laureerà in filosofia a Febbraio 2025.

VITERBO – Quali sono le doti che deve avere un Ministro della Repubblica? Deve essere un “politico”, cioè uno che ha idee, programmi, sensibilità per l’impegno, capacità di coordinamento delle forze che possono implementare una linea di governo? Per questo motivo, non è necessario un pazzo di carta, un titolo di studio ad hoc.

Sennò, escluderemmo dalla politica attiva tutti coloro che non sono diplomati o laureati, mentre invece tra le varie classi sociali si trovano profonde sensibilità, alto senso di responsabilità, anche a prescindere da una formazione scolastica e universitaria.

Un ministro degli esteri, un ministro del lavoro, degli affari sociali, persino un ministro della sanità può essere soprattutto uno che sceglie secondo valori.

Tuttavia, a mio parere ci sono delle eccezioni. Un ministro dell’economia che non sa di economia lo vedo un po’ fuori posto. Troppo specialistica la materia, per affidarsi solo alla buona volontà degli intenti o alla capacità di coordinare un’organizzazione. Così come un ministro di Grazia e Giustizia che non sa di diritto.

Ma ci metto anche un ministro della cultura. Un ministro della cultura che non è esperto di cultura, sottintende la fungibilità della cultura in termini del tutto ideologici e impressionistici.

La cultura è certamente sensibilità e passione; ma proprio per questo è necessario affidarla ad un personaggio che sa trasformare questa sensibilità in programmi operativi di crescita di ogni genere, spirituale, sociale, economica, gestionale. La cura della cultura non può continuare ad essere la palestra del velleitarismo passionale.

Certa cultura va spiegata, altrimenti in un museo la maggior parte della gente starebbe ad ammirare la Primavera del Botticelli e fuggirebbe a gambe levate di fronte ad un quadro di Mondrian. Ma non solo. E’ ora di smetterla di pensare alla cultura come il giardino incantato di anime belle che vivono d’arte e letteratura. Ricordo sempre l’affermazione di un archeologo di vaglia come Massimo Pallottino: per conoscere la storia d’Italia può essere più importante una lama di selce che un vaso di Assteas.

Ma la cultura è anche altro, è filosofia, scienza, folclore, comunicazione, persino moda e tecnologia. Nella sua accezione onnicomprensiva di espressione dell’identità di una società, è un tema delicatissimo, strategico, che necessita di mani esperte. E’ lì che si costruiscono i significati e i valori; non si gestiscono solo musei.

Leggo che il ministro Alessandro Giuli, che è subentrato a Massimo Sangiuliano nel dicastero della cultura, si laureerà in filosofia a Febbraio 2025. Un ministro diplomato alla guida della cultura d’Italia suona strano. Certo, ha diretto il MAXXI, e questa è una medaglia sul petto; ma un museo è soprattutto un sistema di comunicazione e una organizzazione, è un “prodotto” della cultura, non è “la” cultura. Ci starà pure bene a capo un giornalista diplomato al liceo classico (ma ne saprà di cultura scientifica?), epperò… Peraltro, un giornalista che subentra ad un altro giornalista … vabbé che oggi tutto è mediatico, tutto è story telling, ma forse alla cultura un soggetto un po’ più – come dire? – del ramo, non sarebbe stato meglio?

Non vorrei dare troppa importanza al pezzo di carta; ma mi meraviglio che nell’Italia corporativa che non consente al laureato in ingegneria, al laureato in architettura, al laureato in medicina, al laureato in giurisprudenza, al diplomato ragioniere o geometra di esercitare la professione se non ha preso il “pezzo di carta” dell’ esame di stato e dell’iscrizione all’albo, si affidi la cultura del Paese ad uno che non ha neppure il pezzo di carta giusto. Sono rimasto sempre abbastanza perplesso, assieme a tanti miei colleghi, per il fatto che un giovane, dopo aver superato un lungo percorso di esami, spesso quinquennale, fatto di una trentina di esami, tesine, seminari, esercitazioni sul campo e magari abbia conseguito ulteriori specializzazioni universitarie, non possa entrare nel mondo del lavoro se un certo giorno non si siede cinque o sei ore sui banchi di scuola a rispondere ad un test e a sottoporsi ad una ulteriore prova teorico-pratica. Mi sono sempre chiesto se tutto ciò non sia altro che un business (giocato a metà tra ordine professionale e università) e una mera richiesta di pedaggio. E tuttavia, visto che è una consuetudine che ha attraversato le ideologie e la storia (la corporazione di arti e mestieri sono di origine medievale… ), la accetto. Ma preferirei che il medico, l’avvocato, l’ ingegnere, l’architetto prima di esercitare, si facciano pure una bella esperienza certificata come apprendisti: ne va della salute, della giustizia e della sicurezza della gente… Però, che un pezzo di carta (esame di stato) subentri e diventi dirimente rispetto ad un altro pezzo di carta (laurea), suona strano, perfino sospetto..

Se tuttavia la logica è questa, allora il pur valentissimo ministro-giornalista self made man mi sembra una sorta di “usurpatore”, almeno se consideriamo la cultura come un settore della nostra società altrettanto delicato: né un regno dorato per anime belle e neppure una sorta di fornitore di servizi al tempo libero, ma un settore della società che, soprattutto in Italia, gioca il ruolo delicatissimo di costruttore di senso, quindi di fonte di educazione all’etica, alla civiltà, alla convivenza condivisa e all’identità del Paese.

Un esame di stato magari no; ma suvvia, almeno una laurea….

 

Fisioterapy Center 800x120
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
domenicale post
Masicar300x300-optimize
Foto Fisioterapy Center
Jeep_Compass_apex_300x300_200
aiac_banner_01
asvis 2
POST FB 01
Onda
lafune_300 x 600
TdP_Inalazioni
monastero interno
Fune 300x300