Istituto Carmine, la Regione Lazio impugna la sentenza del Tar che sospendeva il dimensionamento scolastico
Foto Istituto Carmine
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Panunzi: "La delibera regionale sul dimensionamento è nata in contrasto con le decisioni assunte dal Consiglio provinciale e dai Consigli comunali. Nessun vero confronto, nessun ascolto: solo un’imposizione dall’alto, che mette a rischio un presidio fondamentale per la crescita dei nostri ragazzi".

ROMA – La giunta regionale ha impugnato, di fronte al Consiglio di Stato, la sentenza del TAR che prevede la sospensione della determina regionale sul dimensionamento scolastico dell’Istituto comprensivo Carmine. “Un atto che certifica, ancora una volta e qualora ce ne fosse bisogno, quanto per la maggioranza regionale siano irrilevanti le esigenze del territorio e i reali bisogni delle comunità locali, espressi con atti formali da enti istituzionali rappresentativi degli stessi”, così il consigliere regionale Pd Enrico Panunzi.

“Non si tratta di tutelare un principio astratto o di difendere un provvedimento tecnico: qui si parla della sopravvivenza di un presidio educativo essenziale per il nostro territorio. La sentenza del TAR restituisce centralità alla scuola, riconoscendone il valore sociale, formativo e culturale. Impugnarla e chiederne la sospensiva è una scelta che va in direzione ostinata e contraria al bene comune, dettata unicamente da logiche di partito e fedeltà alla casacca politica – continua Panunzi -.

La delibera regionale sul dimensionamento è nata in contrasto con le decisioni assunte dal Consiglio provinciale e dai Consigli comunali. Nessun vero confronto, nessun ascolto: solo un’imposizione dall’alto, che mette a rischio un presidio fondamentale per la crescita dei nostri ragazzi. La sua sospensione, ordinata dal TAR, rappresenta un’opportunità. Un’occasione per riflettere, per correggere, per costruire una proposta diversa, più giusta, più condivisa. Una proposta che tenga insieme qualità dell’offerta formativa e radicamento scolastico nelle nostre città. Scegliere di impugnare quella sentenza significa ignorare tutto questo. Significa voltare le spalle al territorio, alle famiglie, agli studenti”

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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