Isole ecologiche da incubo - Il dolce belare tra i rifiuti bruciati di Monterazzano
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Strada Tuscanese, Monterazzano. Ai più questo nome evocherà ricordi (e soprattutto odori) legati alla discarica tanto famosa e chiacchierata della città. Confermiamo che è tutto vero, ma stavolta parliamo di isole ecologiche.

Strada Tuscanese, Monterazzano. Ai più questo nome evocherà ricordi (e soprattutto odori) legati alla discarica tanto famosa e chiacchierata della città. Confermiamo che è tutto vero, ma stavolta parliamo di isole ecologiche.

L’area di smaltimento rifiuti della zona di Monterazzano è quello che si può definire un incubo con tutti crismi.  sarebbe utile qualcosa di miracoloso in effetti da queste parti. Dalla strada principale sembrerebbe tutto ben tenuto e con tutte le carte in regola per essere definita isola dignitosa, ma basta addentrarsi un po’ più verso l’interno e si scopre il misfatto: cataste di frigoriferi senza più la copertura metallica giacciono sonnacchiosi sul bordo della strada, tenuti insieme da una corda con un cartello che recita: “Non toccare, materiale in attesa di smaltimento”.

Chissà da quanto tempo si attende lo smaltimento a Monterazzano, dal numero dei frigoriferi accatastati almeno da 5/6 anni. Non è finita qui. Poco più in là dal “reparto cucina”, si arriva al reparto “materiale infiammabile”, nel senso che quello che prendeva fuoco è stato bruciato, il resto è rimasto agonizzante a fare numero. Si possono distintamente distinguere vestiti, stoviglie di varia natura e materiale, vetri, copertoni di automobili, water, grovigli di fili e materiale elettrico e una quantità indefinita di pannolini di ogni forma e dimensione.

Ci sono dei frigoriferi anche qui, magari non hanno passato ancora il livello successivo per passare all’area a loro dedicata più avanti. Tutto intorno è silenzio. L’unico rumore che si sente è il belare della pecore che vivono nel pascolo che confina con l’isola ecologica. Speriamo che non gli venga voglia di andare a brucare in quell’ammasso di schifezze umane.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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