

STORIE / WEEKEND – Trenta aprile 535, sull’isola Martana viene uccisa la regina dei Goti Amalasunta. Così la Tuscia è il “teatro” della fine vita di una donna straordinaria. L’unica figlia del grande re Teorico, l’uomo che fece splendente e bella di mosaici Ravenna.
Figlia legittima di Teodorico il Grande. Nata dopo il 493 sposò nel 515 Eutarico. Dopo la morte del padre, nel 526, già vedova, fu nominata reggente del figlio minorenne, Atalarico, e dopo la morte di quest’ultimo, nel 534, fu proclamata regina insieme con il cugino Teodato. Fu esiliata dopo pochi mesi nell’isola Martana sul lago di Bolsena da Teodato che nel 535 la fece uccidere. Probabilmente venne strangolata nel suo bagno.
Amalasunta era una donna intelligente che aveva ricevuto una raffinata educazione classica: oltre la propria lingua d’origine, conosceva bene sia il greco che e il latino. Se pensiamo al fatto che sua madre Audofleda fosse una principessa franca, è facile arguire che anche la lingua del popolo del re Clodoveo, suo nonno materno, non fosse estranea alla figlia di Teodorico.
Troppa sapienza, verrebbe da dire, rende sospettosi gli uomini. Il popolo guerriero degli Ostrogoti iniziò a nutrire dei sospetti non più eliminabili nei confronti della propria regina. Si trattava di incomprensioni legate alla distanza che la cultura classica di cui Amalasunta era imbevuta sapeva erigere come una barriera tra lei e i capi del suo popolo. Era troppo latina per piacere alla sua gente, ma ancora saldamente legata all’origine germanica per essere accolta dalla schizzinosa e un po’ fatua classe senatoria romana. Amalasunta era nata in anni che non erano pronti ad accoglierla, come a riconoscerne l’intelligenza e la diversità.


















