VITERBO – Il teatro San Leonardo di Viterbo è un luogo che da sempre è stato aperto alla sperimentazione, e sperimentare è un grande rischio che però cela a volte piacevoli sorprese.
Sabato 22 marzo 2025 Isabel ha deciso di buttarsi sul palco davanti a una platea troppo piccola per l’attenzione che forse meritavano Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo. All’ingresso lo spettatore viene omaggiato con un piccolo cadeau in vecchio stile, contenente una sinossi
dello spettacolo e due fototessere in bianco e nero. Le luci restano accese mentre Bartowski, nel ruolo di coprotagonista musicale e visivo della scena, fa partire il primo audio dello spettacolo.
Le luci sono accese e il pubblico è scevro del timore reverenziale del buio. Da subito un’aria “casalinga” si innesta in uno spettacolo che invece ha intenzioni molto serie. Esteticamente infatti, l’impressione è quella, qualcosa che potrebbe essere messo in scena ovunque.
Scenografia minimale e musica dal vivo fanno di questo effetto la propria forza, portando lo spettatore in una realtà che non è chiusa in quella scatola nera a tre pareti, ma è, o è stata, una quotidianità per qualcuno. La stessa che il pubblico ha usato per assistere allo spettacolo.
Isabel è tratto dalla vera storia di Victoria Donda, ma per quanto schietto, trova una sfumatura riservata nella quale la storia riassume in una sporca poetica ciò che Memetaj e Petrillo vogliono comunicare. E proprio in questo “Teatro poetico” Isabel trova il terreno fertile per gridare la sua ribellione.
«Facile dire: “Vado, faccio, sparo”, quando non puoi.»
Isabel (Caroline Louseau) accompagna il pubblico come narratrice unica della storia, perdendosi in dettagli, imitando personaggi come una qualunque persona entusiasta farebbe nel raccontare una vicenda, ma l’uso della recitazione fisica unito a elementi di danza contemporanea porta la narrazione poetica a punti di espressionismo che il pubblico forse non si aspettava.
Dopo le prime scosse di assestamento la platea si abitua facilmente a questo modo affascinante e violento che Isabel usa per raccontare la sua storia. Le musiche di Bartowski sono così calzanti che il pubblico non applaude per non interrompere e il coinvolgimento, per quanto di sapore diverso dal solito, senza la reverenzialità che viene di solito spontanea verso il palco, è indiscusso fino alla fine con una buona dose di curiosità.
Isabel è un ottimo esperimento. Memetaj e Petrillo ci hanno regalato un primo spaccato che sembra voler segnare uno stile comunicativo con un carattere proprio e intenzionato a conservare la sua unicità. Louseau completa il mosaico audiovisivo con una performance impegnativa che però tiene in piedi lo spettacolo un passo alla volta, una caduta dopo l’altra, in una danza circolare il cui scopo è trovare la forza di continuare a girare, anche solo perché è la cosa più giusta da fare.



















