#iostoconlui! Su Facebook una campagna contro la gogna mediatica al primario Angelini
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VITERBO – In molti si stanno mobilitando a sostegno del primario Angelini, oggetto di indagine dopo la morte di Aurora Grazini. Quello che in molti contestano, soprattutto ai giornali locali e sui social è la gogna mediatica a cui è stato sottoposto il medico.

VITERBO – In molti si stanno mobilitando a sostegno del primario Angelini, oggetto di indagine dopo la morte di Aurora Grazini. Quello che in molti contestano, soprattutto ai giornali locali e sui social è la gogna mediatica a cui è stato sottoposto il medico.
Questo è il testo integrale del messaggio che sta girando sui social, Facebook in particolare:

“Il primario dell’ospedale Belcolle viene raggiunto oggi da avviso di garanzia per la morte della ragazza di Montefiascone. Va bene. È giusto.
Ma cosa significa avviso di garanzia. Il nome corretto, intanto, è “informazione di garanzia”: serve a garantire il diritto alla difesa in determinati atti di indagine.
Ora, interesse di tutti è quello di fare chiarezza riguardo le cause della morte di questa ragazza. Fin qui, nulla che strida.
Quello che mi INDIGNA è la gogna mediatica. Quello che mi INDIGNA è il titolone “acchiappa prede” che punta al sensazionalismo melodrammatico. Perché è chiaro che faccia più notizia l’incompetenza, rispetto all’eccellenza. Vende più copie un colpevole sbattuto in prima pagina, di un uomo innocente. Questo mi INDIGNA profondamente soprattuto quando ancora nessuno organo competente ha dichiarato la colpevolezza di alcuno. Quello che mi INDIGNA è leggere i commenti di gentucola patetica, che non ha la minima capacità di giudizio, che non ha la minima competenza medica, che non ha mai letto un codice di procedura penale, ma che sa perfettamente come puntare un dito contro qualcuno. Quello che mi INDIGNA è la evidenza di quanto piccolo e basso sia il nostro popoletto di ipocriti. Quello che mi INDIGNA è il perverso piacere di condannare a priori una categoria, quella dei medici, che è sempre al centro del mirino. Senza considerare, ma perché in fondo dovrebbero mai soffermarsi a farlo, che dietro un camice c’è un uomo. Un uomo che combatte ogni giorno battaglie non sue. Un uomo che si sfinisce per salvare vite di estranei, con lo stesso impegno che impiegherebbe per salvare persone amate. Un uomo che quotidianamente si sente dare dell’incompetente da gente, che tutto sa, tranne di medicina e che si arroga il diritto della conoscenza.
I medici salvano vite. Ma chi se ne frega. I medici restituiscono persone alle loro famiglie. Ma chi se ne frega. I medici regalano tempo a chi pensava di non averne più, ma chi se ne frega.
Nessuno sa quali siano state le cause della morte della ragazza. Una tragedia a prescindere da tutto. Provo rispetto per la famiglia. Per il dolore che nessuno saprà mai consolare e giustifico ogni sfogo e ogni dichiarazione. Ma penso anche al Primario dell’ospedale. Al professionista e all’uomo. Sono certa che abbia fatto tutto quanto fosse nelle sue possibilità. E non lo credo perché io lo conosca. Non lo credo perché ero là. Lo credo perché esiste la professionalità e la preparazione. Lo credo perché ho rispetto profondo per le persone. Lo credo perché non ho prova del contrario.”
#iostoconlui

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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