
di Francesco Mattioli
Caro Direttore,
francamente non ricordo di un sindaco che non sia stato più o meno fischiato da qualcuno al momento di fare il suo discorso ai facchini prima del Trasporto della Macchina di S. Rosa. Né di un sindaco che al momento di consegnare la Macchina ai facchini non si sia impegnato in un discorsetto, di tenore retorico- dovuto e necessario sia chiaro – su Viterbo, i viterbesi e sulla necessità di essere “tutti di un sentimento”, pur con le inevitabili sfumature. Il fischio alle autorità, specie nella notta buia, magica, anonima e popolare del Trasporto, è quasi un must. Se no, quando? Ci sarebbe da chiedersi.
Non sono un difensore d’ufficio dell’Amministrazione Frontini. Le imputo una insufficiente attenzione alla forma che in politica – che è anche comunicazione – è inaccettabile, perché coincide anche con lo sostanza; una sottomissione della “cultura”, che è fonte di soggettività, a certi tecnicismi interpretati come garanzia di oggettività amministrativa che diventano invece soggettive scelte di campo; e una mancanza di un sistematico dialogo pubblico con i cittadini, sol perché sospettati di essere manipolati dai centri del vecchio potere politico. C’è uno sportello reclami e segnalazioni? E’ facile da contattare? Si ottiene rapida soluzione del problema, spesso reale e civilmente pressante? Perché affidare alla stampa il compito di recepire le doleànces dei cittadini?
Ma in ogni caso è certo che intorno a questa Amministrazione si sta innalzando quel polverone che cresce ogni qualvolta si pone mano ad un cambiamento. Parola di sociologo: contro il cambiamento non si è solo quando si hanno le idee differenti; ma anche quando non si viene associati alla sua pur apprezzabile realizzazione. E, grazie o a causa del PNRR, di cambiamenti Viterbo ne presenta necessariamente parecchi…
E il polverone, di fronte ad una lista civica con aderenze differenziate e con forme di adesione volontaria non sempre sostenute dall’esperienza amministrativa, è inevitabilmente alto, perché l’opposizione, a destra e sinistra, la trovi inevitabilmente compatta (il nemico del mio nemico è mio amico)…
“E’ la politica, bellezza, e non puoi farci niente, niente… “ viene da dire parafrasando una vecchia e famosa battuta cinematografica.
C’è poi da dire che se a certuni dai una qualsivoglia tribuna, specie da tastiera, ti tirano fuori le più singolari proteste. Che dire di quello che non vuole l’elicottero con le reliquie della Santa patrona sulla città, perché inquina e sono soldi buttati? Di quello che protesta contro le buche, ma anche contro i lavori per togliere le buche medesime? Di quello che vuole che nel centro storico si svolgano iniziative e spettacoli, e poi protesta per il rumore che producono? Di quello che invoca interventi di ordine pubblico e poi si lamenta delle videocamere di sorveglianza, che attentano alla privacy? Di quello che vuole l’energia pulita, ma eccepisce sugli impianti fotovoltaici ed eolici? Di quello che invita i viterbesi ad abitare il centro storico ma risiede in comodi, accessibili e moderni condomini ( e ville…) di periferia?
Poi ci sono gli appelli giusti, certo, quando le istituzioni sono distratte o assenti. Dare la voce al popolo, direbbe qualcuno, fa sempre bene; ma quale popolo? Quello del web è veramente “il” popolo?
Il provincialismo comunque impera sovrano, ovunque: nel non riuscire talvolta ad offrire un vero spazio di ascolto quando si vola tanto alto da non vedere più la gente di sotto; nel criticare tutto tanto per sentirsi vivi; nello strepitio di taluni discorsi da bar che testimoniano una certa diffusa insipienza; nell’intralciare la volenterosa imprenditorialità; nel fare una facile e demagogica “piccola comunicazione” ad usum delphini. Sennò, perché – dati alla mano – tanti piccoli comuni toscani sarebbero tuttora più noti di Viterbo?
Spero che ci pensi Santa Rosa. Non vedo molti altri santi, vivi e vegeti, a cui raccomandarsi…


















