Intervista immaginaria al sindaco Michelini: "Serve più concretezza e meno ideologia"
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Le domande infatti sono inventate, le risposte invece sono parte del suo lungo discorso in Consiglio. Ve lo riportiamo così, per renderlo più leggibile.

Un’intervista immaginaria con il sindaco Leonardo Michelini, tratta dal suo intervento fatto in occasione dell’approvazione del bilancio preventivo del Comune di Viterbo, e quindi senza domande puntigliose. Le domande infatti sono inventate, le risposte invece sono parte del suo lungo discorso in Consiglio. Ve lo riportiamo così, per renderlo più leggibile.

Filippo Rossi dice che bisogna scrivere un “romanzo collettivo” e aver coraggio a investire su scelte strategiche capaci di cambiare la città. Cosa ne pensa?
“Da persona concreta credo che le città sono in movimento e sono dinamiche. Credo che quello che va bene oggi, domani potrà non andare più bene e quindi andrà adeguato. Noi dobbiamo governare questo dinamismo”.

Cioè?
“Serve più concretezza e meno ideologia. Bisogna avere il senso della misura e capire la differenza tra quello che possiamo fare e quello che vorremo fare, perché non si fanno le nozze con i fichi secchi, bisogna fare le cose in base a quelle che sono le disponibilità”.

Le hanno dato del ragioniere. Meglio ragioniere che politico o amministratore?
“No, io non voglio fare l’amministratore in maniera ragionieristica, ma voglio gestire e pensare al futuro, ma in termini di realismo e il riferimento è a Filippo Rossi. Lui parla di romanzo, io non voglio parlare di romanzo. Il romanzo appartiene a una storia ottocentesca e novecentesca e si riferisce a idealismi, che poi non hanno portato mai alla scrittura di bei romanzi. Quei modelli possono degenerare. I modelli vanno adeguati giorno per giorno, senza avere gli idealismi.

Cosa fare quindi per far crescere la città?
“Abbiamo il turismo, la cultura, le terme e il patrimonio monumentale. Questo è il denominatore della crescita che può portare progresso. Ma questo è ciò che vale per oggi, poi potrà cambiare. Ci vuole flessibilità e servono intelligenza e razionalità”.

La città poteva crescere di più in questi anni?
“Abbiamo una città che poteva crescere di più, però la città ha fatto capire che può migliorare. E sta migliorando. Ad esempio nel turismo, che è l’unico settore che ha dati reali di crescita, misurabili. Siamo considerati tra le dieci città d’Italia più appetibili. Non so di chi sia merito, ma è un fatto e ciò significa che Viterbo è appetibile che può mettersi in discussione e che può essere competitiva. Ci sono delle potenzialità, ha una dotazione materiale e immateriale che può metterla in competizione con il mondo e poi abbiamo le terme”.

Si è fatto davvero qualcosa per le terme?
“Sono soddisfatto nonostante i ritardi. Per le ex Terme Inps abbiamo inviato alla regione la proposta di bando per trovare l’advisor che possa investirci. Poi abbiamo anche investitori privati, abbiamo approvato quelle del Paliano, abbiamo il Bagnaccio, il Bacucco, le ex Oasi, il progetto al Bullicame e forse interverremo sulle piscine Carletti. Ci sono imprenditori che vogliono investire, è un segno di appetibilità di questo territorio”.

Ma il Comune che cosa fa per questo sviluppo?
“Il privato non ha bisogno del pubblico, però possiamo dare gli spazi e il terreno sui cui investire. Lo abbiamo fatto con il bando delle periferie che insiste anche sul Poggino. Lì ci sono attività di questo comune che sono competitive in tutto il mondo. Insomma abbiamo una città multifunzionale, e questo è un valore aggiunto. Non è sufficiente investire solo su un settore”.

Altra stoccata a Viva Viterbo..
“Dobbiamo tenerci la possibilità di aprirci a vari settori, dobbiamo essere in grado di governare questi cambiamenti”.

Dice che non si fanno le nozze con i fichi secchi, cioè?
“Non possiamo dimenticare che in 5 anni abbiamo perso 10 milioni di trasferimento da parte dello Stato, ecco perché non possiamo fare le nozze con i fichi secchi. Un po’ li abbiamo recuperati con l’aumento delle imposte, altra parte non è stata recuperata, perché alcuni cittadini non pagano perché non possono”.

A che serve questo bilancio, quindi?
“Dico la verità, un bilancio non può cambiare la città. Bisogna mettere a posto i conti, un bilancio di un Comune può dare un indirizzo, la città non la cambia. La cambiano i cittadini e gli imprenditori se declinano le potenzialità della città stessa. Prima dobbiamo cambiare noi e poi cambierà Viterbo. Ma dobbiamo anche pensare a quelli che non producono”.

Cioè?
“Ci sono persone in difficoltà che hanno dei bisogni reali. Questo comune ha messo 440mila euro in più per le Rsa rispetto all’anno scorso per un totale di 1 milione di euro, non possiamo dimenticarcelo. Se avessimo avuto questi soldi per un progetto o per uno sviluppo culturale, si potevano fare più cose. Ma dobbiamo pensare anche a questi e a quelli che hanno perso il lavoro”.

Oltre le Rsa?
“Abbiamo messo 60mila euro contro la povertà, che non è tanto, ma perché non si possono fare le nozze con i fichi secchi. Prima bisogna mettere i conti a posto”.

Altri punti di vanto di questo bilancio?
“C’è un recupero dell’evasione fiscale, abbiamo raschiato tutto il possibile per poter mettere a disposizione investimenti, anche liquidando il patrimonio. Poi ci sono 200mila euro per le vie interdette al traffico, i contributi per rifacimento facciate e pavimentazioni migliorando la pedonalizzazione della nuova Ztl”.

Viva Viterbo chiedeva investimenti strategici, ce ne sono?
“Io ho ascoltato tutti e non voglio affrancarmi da alcune responsabilità senza i dovuti approfondimenti. Sono state fatte richieste da Viva Viterbo, che condivido perché sono di tutta la maggioranza. Quando si parla di riqualificare il Museo Civico però, voglio ricordo che sta ospitando un’opera importante. Certo è necessario riqualificarlo, è uno dei contenitori che ha bisogno di essere messo a sistema. C’è il mio impegno per mettere a disposizione delle somme per un primo stralcio di lavori, almeno per una bonifica”.

Sul teatro Unione?
“Per la gestione dell’Unione non so quello che serve. L’assessore Delli Iaconi sta preparando una bozza di bando. Se non bastano 100 mila euro all’anno, troveremo altre soluzioni. Avremo una gestione all’altezza del contenitore, sicuramente non vogliamo tenerlo chiuso”.

Poi?
“L’investimento per sistemare i giardini delle periferie. Poi c’è Bagnaia sulla quale dobbiamo fare la nostra parte e sulla quale c’è un progetto per migliorare l’accesso a Villa Lante. Poi strada Ponte Sodo, incrementeremo livelli di sicurezza, anche se già i livelli sono già rispettati”.

Non sono però cose strategiche, almeno non per come le intende Viva Viterbo..
“Sono tante piccole cose. Non dico che abbiamo fatto tutto, io non faccio proclami, però abbiamo fatto tante cose”.

Viterbo così cambierà?
“Non ci sono bilanci che cambiano le città. Servono a mettere a posto ciò che serve per amministrare bene. Io non faccio il politico e sono fiero di non farlo. So che chi fa l’amministratore deve gestire, non solo quello che c’è. Ma anche per il futuro. Qualsiasi imprenditore sa che oltre alla gestione, si pensa allo sviluppo. Ci sono aspetti che non attengono alla politica. Bisogna pensare al futuro, ma sapendo ciò che si ha in mano. Fare l’amministratore significa questo, pensare a gestire e pensare alla crescita economica”.

Quindi nessun “ragionierismo”?
“Per me questo non significa fare il ragioniere, ma l’amministratore. Cerchiamo di ragionare in termini positivi cercando di metterci la nostra parte”.

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