
Il racconto di cosa è il trasporto dalle parole di suor Annunziata Campus. La superiora del monastero di clausura di Santa Rosa regala dichiarazioni toccanti ai viterbesi attraverso un’intervista che sarà trasmessa nella giornata di oggi e in tre diversi orari (ore 12-18-21) su Radio Verde (fm 103.9 e 93.1 e in streaming su www.radioverde.it), all’interno della trasmissione ‘Aspettando Santa Rosa’.
——————————————————————-
L’emozione del posto c’è tutta. Suoniamo il citofono del monastero di Santa Rosa, un luogo di clausura e ci aprono il portone. Andiamo verso il parlatoio e, da dietro un’inferriata in ferro battuto, ci accoglie suon Annunziata Campus. E’ lei la responsabile della struttura. Ci fa accomodare su due semplici sedie del parlatoio, davanti a noi i suoi occhi che trasmettono serenità. Le chiediamo di parlarci del trasporto, ma non portiamo a casa una semplice intervista. La meccanica e la dinamica dello scambio si gioca su un piano particolare, carico di emozione.
Come vede il momento del trasporto? Fisicamente lei da dove guarda la Macchina e come vive l’emozione?
“I primi anni che sono arrivata in questo monastero era un entusiasmo andare a vedere la Macchina dai finestroni in alto dell’edificio. Lì, soprattutto dal secondo finestrone, quando girano la Macchina, pare che ti tocca. Una cosa veramente commovente. Mi capitava ogni anno di assentarmi dal presente e di mettermi a pensare alla gloria che il Signore ha voluto riservare a questa giovane. La Macchina è una gloria per Santa Rosa. Quando attraversa la città non è assente alle nostre necessità, è vicino a ognuno di noi e in comunicazione con noi. Da quando sono responsabile sto in accoglienza, a disposizione di quanti delle istituzioni vengono qui al convento quella sera. In cuore mio spero che con questa mia assenza Santa Rosa possa fare più luce agli altri. La luce che metteva nel mio cuore al passaggio vada nei cuori degli altri”.
Quindi non vede più la Macchina?
“Non la sera del tre. Me la guardo dopo, nei giorni che resta davanti alla chiesa. In quei giorni la vedo dall’orto del monastero e quando vado a chiudere la basilica”.
Cosa è per lei il trasporto, come lo racconterebbe?
“Il trasporto è una cosa commovente, questi uomini mettono a repentaglio la vita. Lo fanno con tanto coraggio e con tanto entusiasmo che coinvolgono tutti gli altri, un’intera città”.
Come preparate qui in convento la festa?
“Con la preghiera accompagnamo il percorso di queste giornate. Preghiamo affinché Santa Rosa intervenga per quanti hanno bisogno della sua intercessione. Che tutti possano avere da lei consolazione”.
Vuole dire qualcosa ai viterbesi?
“Non nascondo che noi oltre alla preghiera per la Chiesa e il Santo Padre, siamo obbligati a essere presenti con l’aiuto spirituale per i nostri amministratori e cittadini. Ci auguriamo che la benedizione scenda in ogni famiglia e persona. Che scenda sui facchini, che portano Santa Rosa, e su chi è più in difficoltà. Questo è il nostro impegno più grande”.


















