
“Abrogare tutti gli eventi culturali di Mantova in nome dei grandi eventi? Sarebbe una scelta suicida”, risponde così l’assessore alla Cultura del Comune lombardo Marco Tonelli. Abbiamo sentito il bisogno di portare nel dibattito sulle scelte culturali, aperto e piuttosto violento a Viterbo, un punto di vista esterno. Perché Mantova? Perché è definita dalla critica la città dei festival, perché quello che viene fatto ottiene spazio e sottolineature positive sui principali media nazionali e perché anche lì c’è un festival di letteratura: il Festival della Letteratura di Mantova.
Una roba più piccola (?!), in termini numerici di Caffeina. L’assessore stesso ci dà il seguente numero: 40mila paganti all’anno. Caffeina ne ha dichiarati più e più volte almeno 10 volte tanto. Ma questa è una roba che affronteremo a bocce ferme e con più calma.
Le parole di Tonelli, a nostro avviso, possono introdurre elementi nuovi nel ragionamento in atto sugli investimenti culturali che il Comune di Viterbo dovrebbe fare. Michelini è tirato per la giacchetta dai festival e dalle realtà culturali minori? C’è l’imbarazzo dell’uomo del festival nel palazzo? Bene, l’unico modo per orientarsi è guardare in faccia la realtà e ragionare sui fatti. Capire cosa fanno altrove può risultare utile.
Assessore Tonelli, Mantova è considerata la città dei festival, come funziona il vostro modello culturale?
“La realtà culturale del nostro comune è piuttosto articolata e dinamica. Abbiamo diversi festival: dal jazz alla musica da camera, passando per il cinema, un festival dell’infanzia, etc. La punta di diamante è rappresentata dal Festival della Letteratura di Mantova. Si tratta del primo, nel genere, in Italia. Possiamo dire che è la punta di diamante di un sistema culturale poliedrico”.
Sul piano dei finanziamenti date tutto al Festival della Letteratura?
“No, assolutamente (e se la ride). Il Comune gestisce i contributi cercando di sostenere quanto più possibile le realtà presenti e operanti sul territorio. Diciamo che il Festival della Letteratura è al primo posto come mole di finanziamento, poi abbiamo tutta una serie di altri eventi (musica da camera, Segni d’Infanzia, etc). Ci sono anche delle Fondazioni, che si occupano di teatro e ricerca storico-artistica, di cui il Comune è socio e vengono finanziate ogni anno. Abbiamo inoltre il sostegno alle associazioni che da anni operano nel tessuto cittadino e forniscono un valore aggiunto”.
In percentuale, quanto del budget che investite in Cultura va al Festival della Letteratura?
“C’è innanzitutto da premettere che in passato il contributo era piuttosto consistente, la crisi ha determinato una riduzione. Anche perché gli organizzatori sono molto bravi e radicati sul territorio che riescono con gli sponsor privati, gli incassi dei biglietti e lo sforzo dei volontari a stare bene in piedi con le proprie gambe. Quantificando posso dire che il 14 per cento del budget che come Comune spendiamo in cultura va al Festival. A questo va sommato il valore degli spazi che concediamo a titolo gratuito”.
Avete delle convenzioni particolari con i festival?
“No. Di anno in anno il Comune valuta il tipo di sostegno che può accordare. Questo vale per tutti, dalle grandi realtà alle piccole associazioni”.
Se i grandi festival della sua città venissero da lei chiedendole di non finanziare più le piccole associazioni, lei cosa farebbe?
“Se decidessi di ascoltarli dovrei cambiare città, perché mi farebbero attentati dinamitardi (ride n.d.r). Non è questa una prospettiva da poter prendere in considerazione in una città come Mantova. Questo significherebbe uccidere tante realtà che fanno tessuto sociale e culturale. Abrogare tutto in nome dei grandi eventi è una scelta suicida”.
P.S.
Abbiamo contattato l’assessore Tonelli rendendogli noto che Caffeina ha battuto Mantova sul numero di partecipanti. Sapete come ci ha risposto? Così: “Spesso i dati con poco sballano. Uno zero di troppo o altri errori …”.


















