
VITERBO – “Distributore con licenza revocata”. Questa la scritta che i viterbesi si sono trovati davanti in queste ore andando a fare rifornimento a diversi, ben sei, distributori di benzina presenti nel capoluogo. Un provvedimento disposto dallo Sviluppo Economico del Comune di Viterbo.
Una chiusura dei distributori disposta in maniera urgente e immediata per il ripristino dell’efficacia di un’informazione antimafia interdittiva, tornata valida dopo che il Consiglio di Stato ha sospeso le sentenze del Tar Lombardia che ne avevano inizialmente annullato gli effetti. Secondo quanto emerge dagli atti comunali, i passaggi di proprietà degli impianti sarebbero avvenuti quando l’interdittiva era già in vigore, configurandosi come tentativi di elusione delle misure di prevenzione antimafia.
Sigilli su due impianti situati lungo la superstrada 675 Umbro-Laziale, ai chilometri 62,500 e 61,350, oltre a quelli di via Vico Squarano, strada Sammartinese in località Pietrare, via Tuscanese (chilometro 1,850) e via Luigi Rossi Danielli. La polizia locale è stata incaricata di vigilare sul rispetto delle ordinanze e verificare che le pompe restino inattive.
Il Comune ha revocato tutte le autorizzazioni amministrative per l’esercizio dell’attività di distribuzione di carburanti, dichiarando inefficaci i trasferimenti di titolarità e disponendo la decadenza dei titoli abilitativi. Le ordinanze sono state notificate alle società coinvolte e trasmesse all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, alla Prefettura e alla polizia locale per i controlli e gli adempimenti di competenza.
Il provvedimento è conseguente a un’operazione che nel settembre 2025 ha portato alla chiusura di 205 distributori di benzina in tutta Italia. Motivo? Infiltrazioni mafiose in una grande società a livello nazionale al centro di numerose inchieste.


















