Insogna fa la parodia di Ricci e scrive a Serra: "In pochi a decidere e tanti a obbedire. Andiamo dal notaio"
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Tra il serio ed il farsesco la parodia della lettera aperta di Alvaro Ricci a Francesco Serra, con la quale l’assessore gli chiedeva di ripensarci e di costruire insieme un nuovo percorso, mette in fila una serie di stoccate al Partito Democratico locale.

Sergio Insogna fa la parodia alla lettera di Ricci a Serra: “Anche io ti scrivo, caro Francesco: andiamo insieme dal notaio per il bene della città. Tu sai bene che l’ipocrisia non mi appartiene e non ti scriverei mai per opportunismo o sotto suggerimento alcuno sono stato già tuo collega nel PD sino al 2013, per cui conosco personaggi e metodi del tuo partito”.

Tra il serio ed il farsesco la parodia della lettera aperta di Alvaro Ricci a Francesco Serra (qui), con la quale l’assessore gli chiedeva di ripensarci e di costruire insieme un nuovo percorso, mette in fila una serie di stoccate al Partito Democratico locale. “Sin dall’inizio – scrive Insogna – è mancato quello spirito di squadra che era utile e necessario. Sono pochi a decidere e molti ad obbedire”.

Insogna poi gli ricorda gli attacchi ricevuti da certa stampa vicina a Michelini e gli sgarbi che gli sarebbero stati rivolti: “Il tuo risultato elettorale (primo degli eletti) è stato umiliato e reso nullo da accordi che il sindaco ha preso con altri soggetti e sei diventato una seconda scelta”.

 

La lettera integrale

Caro Francesco,

anche io prima di scriverti ho riflettuto ed atteso a lungo, ma ora mi sembra giunto il momento di scriverti una lettera aperta e schietta, chiedendoti e chiedendovi di andare insieme dal notaio per il bene della città. Ti scrivo come collega nato in maggioranza ed ora in minoranza per difesa della dignità politica e personale, sono stato già tuo collega nel PD sino al 2013, per cui conosco personaggi e metodi del tuo partito. Tu sai bene che l’ipocrisia non mi appartiene e non ti scriverei mai per opportunismo o sotto suggerimento alcuno.

Dopo 912 giorni circa di crisi della maggioranza, mi sembra giusto staccare la spina al governo Michelini, perché sin dall’inizio come sappiamo tutti, è mancato quello spirito di squadra che era utile e necessario a condividere le scelte amministrative del Sindaco e degli Assessori, cosa peraltro ancora in uso nel manuale Michelini : pochi a decidere e molti ad obbedire. Ti ricordi quelle belle e sane litigate nelle poche riunioni di maggioranza con i colleghi per discutere sul nulla o su quello che era già stato deciso. Che momenti esaltanti gli scontri amichevoli con Rossi e Barelli, i vostri attacchi amministrativi alla Saraconi e tutte le volte che il sindaco ha minacciato le dimissioni.

Spero non ti sia dimenticato degli attacchi personali che tu ed altri colleghi avete subito, in maniera subdola e strisciante, riguardo ipotetici motivi di incompatibilità con al carica di consigliere comunale, senza che nessuno vi difendesse… anzi. Il tuo risultato elettorale ( primo degli eletti ) è stato umiliato e reso nullo da accordi che il sindaco ha preso con altri soggetti e sei diventato una seconda scelta, e ti sei trovato di fronte a fatti amministrativi preconfezionati e scelti da pochi, come del resto tutti noi. Rammenti che come capogruppo del Pd, pur avendo sei consiglieri a tuo favore, hai sempre ottenuto ostilità e poca considerazione dal Sindaco e dagli altri componenti del tuo gruppo che per Lui contavano molto di più degli altri sette , sempre in ossequio al manuale Michelini.

Francesco ti ricordi quante volte tu e gli altri 6 colleghi del PD vi siete dovuti mordere la lingua per non dissentire con il sistema di governo del Sindaco, spesso e volentieri preferivate stare in silenzio perché era meglio. Rammenterai sicuramente come eravamo “felici e contenti” quando spesso e volentieri ci chiedevano di votare delibere , senza aver partecipato alla stesura delle delibere stesse . Ricordi la “goduria” per Il bilancio, da dover concordare insieme massimo a marzo ed invece portato in tutta fretta preconfezionato ad agosto o settembre, con un aiutino esterno, compreso l’aumento enorme di tasse ed imposte per i cittadini.

Ricordi il travaglio tuo e dei tuoi 6 colleghi del PD per votare l’attuale Presidente del Consiglio, poiché eravamo tutti consapevoli che dopo di quella elezione sarebbe successo di tutto e di più, e che i consiglieri vicini a Fioroni sarebbero aumentati di numero ma soprattutto aumentati in arroganza e presunzione, oltre che di richieste di vario tipo e genere, in quel momento forse dovevate avere più coraggio e stoppare quella elezione.

Caro Francesco nello scrivere a te, mi rivolgo anche agli altri colleghi, insieme a noi colleghi di opposizione, voi avete la possibilità di riscattare la dignità e la credibilità politica di tutti i consiglieri comunali che in questi 912 giorni circa di crisi della maggioranza sono stati vittime del manuale Michelini e del suo sistema di governo, e contestualmente liberare la città da una amministrazione pasticciona e per certi versi dannosa, basta una firma tempestiva e vi libererete anche delle attenzioni tardive ed ipocrite di questi ultimi giorni.

Tuo collega Sergio Insogna Viterbo

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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