INSIDE - Dietro le quinte del Pranzo del Purgatorio, ecco come funziona una tradizione secolare: gli uomini, la questua e le anime da salvare
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INSIDE - Nessuno ha mai raccontato il Pranzo del Purgatorio così. Ci sono "entrato dentro", l'ho seguito passo dopo passo.

[ngg src=”galleries” ids=”649″ display=”basic_slideshow”]INSIDE – (Nella foto di copertina Massimo Del Signore, Capitano della Fratellanza) Il Pranzo del Purgatorio di Gradoli è un qualcosa di unico. Non si tratta di una sagra, anche se sta diventando con il passare degli anni una passerella per politici. Parliamo di una tradizione che va avanti da quattro secoli e che ha tutte le carte in regola per una candidatura come patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

A fare da motore al tutto, generazione dopo generazione, l’impegno e la costanza di un gruppo di uomini di Gradoli che si mette a disposizione della collettività, non solo per quest’occasione ma anche per altre mansioni che andremo a scoprire.

La Fratellanza del Purgatorio nasce con un proposito ben definito, che è quello di onorare e suffragare le anime del Purgatorio attraverso la celebrazione di Messe, e aiutare i più bisognosi raccogliendo fondi e mettendo a disposizione manodopera gratuita. Attualmente fanno parte
della Fratellanza circa novanta uomini con un’età compresa dai 18 agli 85 anni, e sono coordinati da un capitano, un tenente e un sottotenente.

Tutta questa preparazione è volta a organizzare il Pranzo del Purgatorio, che la Fratellanza allestisce il mercoledì delle Ceneri, in suffragio per le anime del Purgatorio e per celebrare l’inizio della Quaresima. La tradizione di questo antico rito vuole che inizi con la questua, durante la quale la mattina del giovedì grasso i Confratelli, vestiti con il tradizionale saio marrone, mantellina viola, cappuccio e con tamburino al seguito, girano il paese bussando alle porte degli abitanti del borgo di Gradoli, che offrono denaro o prodotti alimentari. Il raccolto della questua sarà poi utilizzato per organizzare l’Asta, che si svolgerà il sabato successivo, anche questa finalizzata alla raccolta dei
fondi necessari per l’allestimento del Pranzo del Purgatorio.

L’organizzazione per la preparazione del Pranzo è curata sotto ogni piccolo particolare e gira tutto come un orologio svizzero. Per l’occasione la Fratellanza si divide in settori specializzati, ciascuno diretto da un capogruppo, uno per il pesce, un altro per i legumi e ancora un altro per la frittura.

Ogni settore è composto da sei “fratelli” che lavorano sotto le direttive del Capitano. I fuochisti sono una decina, come quelli addetti alla pulitura del pesce. Altri cinque sono impegnati per la minestra di riso, altrettanti per il luccio in umido e altri sei per il nasello fritto. Una decina sono addetti a lavare i piatti e una trentina come camerieri.

La tradizione del Pranzo del Purgatorio vuole che ogni commensale si porti le posate, piatti, bicchieri e le bevande. Il Pranzo del Purgatorio, ha un menu semplice che inizia con i Fagioli del Purgatorio (un legume che si produce nella zona di Gradoli), prosegue con la minestra di riso con sugo di tinca, una ricetta segreta della Fratellanza, luccio in umido, nasello fritto, baccalà lesso insaporito con olio extra vergine d’oliva ed un trito di aglio e prezzemolo, per terminare con una mela.

La Fratellanza del Purgatorio, in collaborazione con la Pro Loco, ha messo in vendita circa 1550 tagliandi che nel giro di pochi giorni sono terminati. Questo ricco insieme di tradizione e carità che la Fratellanza del Purgatorio porta avanti da circa quattrocento anni potrebbe essere preso in considerazione per una candidatura come patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, per il suo trasmettersi di generazione in generazione. Questa è la Tuscia che affonda le sue radici nelle tradizioni più antiche con coraggio e dedizione e con uno sguardo proiettato al futuro, ed è quella chi mi piace.

Maurizio Di Giovancarlo / Tuscia Fotografia / La Fune

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