Inferno via Garbini: furti nelle macchine in pieno giorno e bivacchi di persone davanti a uffici e studi professionali
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Una cosa sarebbe preziosa: tutti i cittadini dovrebbero fare emergere i furti (anche quelli di qualche oggetto), dovrebbero chiamare le forze dell'ordine ogni volta che vedono uno spaccio in atto. 

VITERBO – Via Garbini sta andando fuori controllo. Il racconto che stiamo per fare di quello che accade ogni giorno, con una situazione peggiorata negli ultimi tempi, parte dallo sfogo di una professionista che ha contattato, nei giorni scorsi, la redazione de La Fune.

E’ esasperata perché davanti al portone del palazzo che porta al suo studio hanno preso a bivaccare diversi ragazzi extracomunitari: “Non gli puoi dire niente perché ti rispondono anche male e francamente ho paura. Però è un guaio serio. Innanzitutto per il mio senso di sicurezza, mi immagino già questo inverno quando farà buio alle diciassette … Poi anche per i clienti. Da me vengono anche persone fragili, non è un buon clima quello che si sta creando in questa parte di città”.

Siamo andati nella zona. Non proprio un grande spettacolo. Poco sopra, a viale Trento, lo “spaccio” macina clienti alla luce del giorno. Le madri tirano la mano dei propri figli per sbrigarsi a transitare di qua. Lo sguardo di tutti è basso. “Qua spacciano in pieno giorno – ci racconta uno dei pochi residenti rimasti -. E’ uno scempio. Tra l’altro c’è la stazione, che dovrebbe essere una porta d’ingresso alla città e qui ci sta anche una biblioteca, anche per bambini”.

In pochi passi, muovendo gli occhi panchina dopo panchina e trovandole tutte rigorosamente occupate da soggetti indaffarati nei loro commerci illegali, ci troviamo su via Garbini. Proprio lì dove qualche giorno fa un ex sindaco “denunciava” il problema dell’erba alta facendo il finocchietto. Se avesse fatto dieci passi in più a magari avesse avuto più coraggio si sarebbe messo a filmare gli spacciatori. Alla fine a Viterbo servirebbe questo e sarebbe un gesto politico molto più serio combattere chi l’erba la vende piuttosto che la natura che la fa crescere e il sindaco in carica che non la taglia.

Parliamo con alcune persone con cui abbiamo preso contatti. “Da qualche settimana la zona è infestata da rom, crediamo siano rom. Stanno qui tutto il giorno e rubano nelle auto. Portano via borse, computer, anche vestiti. A una ditta edile hanno fregato tutto quello che aveva lasciato nel furgone: attrezzi, etc. Qui siamo terrorizzati e cerchiamo di farci forza tra noi, mantenendo alta l’attenzione”.

“Palazzi che prima trovavi con i portoni aperti perché ospitano studi professionali e medici ora, fateci caso, sono ben chiusi. Te li trovi nelle scale e c’è da averci paura”, continuano.

Il finocchietto cresce rigoglioso, gli spacciatori fanno affari d’oro e anche il furto in auto sembrerebbe rendere bene. E tra tutto questo ci sono cittadini che cercano di vivere il più normalmente possibile una città che faticano a comprendere. Tutti guardano con speranza ai palazzi delle decisioni: la Questura, la Prefettura, la Procura, il Comune. Qualcuno lì prima o poi dirà basta. Qualcuno vorrà pure stroncare lo spaccio libero in pieno giorno in un’area centrale della città dove passano bambini, famiglie, anziani. Qualcuno vorrà pure impedire che vengano rubati gli oggetti dalle macchine e dai furgoni. Qualcuno farà sentire e vedere la propria esistenza anche a viale Trento e anche nella zona di via Garbini. Accadrà, ne siamo convinti.

Una cosa sarebbe preziosa: tutti i cittadini dovrebbero fare emergere i furti (anche quelli di qualche oggetto), dovrebbero chiamare le forze dell’ordine ogni volta che vedono uno spaccio in atto. Intanto viviamo in un’apparente normalità che normale non è più.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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