Inferno Mammagialla, un detenuto morto per malore e una rivolta che ha messo a dura prova gli agenti penitenziari
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VITERBO - Nei giorni scorsi Uspp Lazio aveva denunciato all'amministrazione penitenziaria la gravità della situazione in cui versa il carcere viterbese.

VITERBO – Un detenuto morto per malore. In un’altra sezione, a quanto pare “nell’ora di chiusura delle stanze detentive, verso le ore 19 di sabato, alcuni detenuti hanno messo in atto una rivolta minacciando il personale presente e autolesionandosi con taglierini rudimentali.”

E’ il racconto di una nottata di caos nel carcere viterbese Mammagialla che arriva da Daniele Nicastrini, segretario regionale del sindacato di polizia penitenziaria Uspp Lazio. L’escalation ha messo a dura prova il personale presente in servizio ed è servito l’intervento di una squadra di supporto, “richiamata urgentemente in sede”, continua Nicastrini per riportare l’ordine nella struttura.

Nei giorni scorsi Uspp Lazio aveva denunciato all’amministrazione penitenziaria la gravità della situazione in cui versa il carcere viterbese, dove secondo il sindacato i detenuti sono 230 in più rispetto alla capienza regolamentare e c’è una carenza di personale di oltre 100 unità che “impedisce un’organizzazione del lavoro in sicurezza e crea difficoltà nel mantenere l’ordine e il rispetto delle regole penitenziarie.”

Il Mammagialla già nei giorni scorsi era stato sede di una protesta di circa 50 detenuti di un’intera sezione, i quali si erano rifiutati di rientrare nelle loro celle per la notte.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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