

CANEPINA – L’incubo del fuoco torna a graffiare il polmone verde della Tuscia, e lo fa ferendo uno dei suoi luoghi più preziosi e vulnerabili. Nel pomeriggio di sabato 23 maggio, un vasto incendio boschivo ha squarciato la quiete dei monti Cimini, divorando ettari di macchia nel territorio comunale di Canepina e facendo scattare un’imponente macchina dei soccorsi.
L’allarme è suonato nel cuore del pomeriggio, quando una densa colonna di fumo ha iniziato a levarsi tra gli alberi, visibile anche a chilometri di distanza. La macchina dell’antincendio boschivo si è attivata immediatamente, ma fin dai primi minuti è stato chiaro che la partita non sarebbe stata facile. Sul posto si sono catapultati i vigili del fuoco, guidati dal Dos (Direttore delle operazioni di spegnimento), braccio operativo fondamentale per coordinare l’inferno di fiamme e fumo.
Insieme a loro, a terra, si è schierato il consueto, generoso esercito del volontariato locale. Squadre arrivate da mezza provincia per difendere la montagna: i ragazzi della protezione civile di Caprarola, il gruppo Monti Cimini di Ronciglione e i Royal Wolf Rangers di Vasanello. Tutti a terra, a colpi di flabelli e idranti, a sfidare il calore e il vento, affiancati dai carabinieri forestali impegnati sia sul fronte della sicurezza che nei primi rilievi per capire l’origine del rogo.
Ma la geografia dei Cimini, si sa, sa essere impietosa. La fittezza della vegetazione e l’impervietà della zona hanno presto reso insufficiente il solo lavoro da terra. Vista la criticità e l’estensione del fronte del fuoco, il Dos ha dovuto alzare la cornetta e chiedere il supporto aereo. Poco dopo, sopra le chiome degli alberi, è comparso l’elicottero regionale antincendio. Un viavai continuo, fatto di carichi d’acqua e sganci precisi sulla linea del fuoco, per tentare di stroncare l’avanzata delle fiamme e dare respiro alle squadre schierate nei boschi.
Le operazioni sono andate avanti per ore, in una lotta contro il tempo e contro la luce del giorno che via via si spegneva. Con l’arrivo della sera, l’incendio risultava ancora attivo e parzialmente fuori controllo, costringendo i soccorritori a una notte di presidio, contenimento e faticosa bonifica per evitare che qualche focolaio nascosto potesse far ripartire il disastro.
I Cimini feriti interrogano, ancora una volta, la coscienza di un territorio. Resta l’amarezza per un patrimonio boschivo sfregiato alle porte dell’estate, e restano da accertare le cause. Ma resta, soprattutto, la gratitudine per quegli uomini che, mentre gli altri si godevano il sabato pomeriggio, erano lì a sputare fumo per salvare la montagna di tutti.

















