Inchiesta corruzione grandi opere, Sposetti finisce nelle intercettazioni
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Il senatore viterbese Ugo Sposetti finisce nelle intercettazioni dell'inchiesta sulla corruzione nelle grandi opere. "Mi è capitato di segnalare persone in difficoltà, per dare una mano come fa la Caritas", ha dichiarato il parlamentare Pd in due interviste rilasciate a La Stampa e Repubblica.

Inchiesta sulle corruzione nelle grandi opere, il senatore viterbese Ugo Sposetti compare in alcune interecettazioni. Lo storico ex tesoriere dei Ds compare in alcune telefonate di Giulio Burchi, ex presidente di Italferr e alla guida di altre importanti società e iscritto al Partito Democratico.

Nell’intercettazione tra Burchi e Sposetti l’imprenditore confessa di sentirsi un ufficio di collocamento per le segnalazioni di persone inviate dal senatore del Pd. Sposetti, in due interviste rilasciate a ‘La Repubblica’ e ‘La Stampa’, ammette di aver segnalato due persone a Burchi, confermando l’iscrizione dello stesso al Partito Democratico.

Il senatore democratico afferma di aver voluto aiutare delle persone in difficoltà: un giovane ingegnere che era finito in cassa integrazione dopo un anno di lavoro, e un “carissimo compagno” rimasto senza reddito. Sposetti si definisce una “Caritas”, ovvero una persona che ha fatto un’opera buona aiutando chi si trova in difficoltà.

“Ho solo provato a rendermi utile. Un po’ come fa la Caritas. Ho cercato, del tutto disinteressatamente, di fare qualcosa per delle persone che se la passano male. Purtroppo non per tutti il mio sostengo è stato utile: infatti molti di loro sono ancora a spasso”. Sposetti, nelle interviste, sottolinea di non aver “potere” per garantire a Burchi incarichi per i suoi favori (le segnalazioni), e spiega di aiutare molte persone a trovare un lavoro.

“Se passasse dal mio ufficio, vedrebbe quanti curricula ho, ho fatto tante altre segnalazioni. Mi preoccupa che una Procura così prestigiosa si interessi di chi cerca di trovare sollievo a chi sta in difficoltà”. La notizia del suo coinvolgimento nell’inchiesta, rimarca il senatore del PD, lo fa stare tranquillo, di una “serenità adamantina”.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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