Inchiesta Cev, c'è da attendere per la sentenza della Cassazione
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C'è da aspettare per conoscere l'ultimo capitolo dell'inchiesta Cev, ossia per capire se a pagare per danno erariale dovranno essere gli ex amministratori dell'era Gabbianelli.

Inchiesta Cev, per la sentenza definitiva bisognerà attendere ancora dai quindici ai venti giorni, forse anche di più.

Ieri in Cassazione si è svolto il dibattimento. A ricorrere alla Suprema Corte gli ex amministratori dell’era Gabbianelli, condannati dalla Corte de Conti a risarcire per varie cifre il Comune di Viterbo per la decisione di ricapitalizzazione della società Cev.

Una ricapitalizzazione che non ha certo generato guadagni illegittimi o altre forme di arricchimento in proprio per chi la votò. Si trattò di una decisione politica che, in quel momento, avrebbe pesato tantissimo sulla vita di più di cento famiglie. Per questo in realtà gli amministratori decisero di ricapitalizzare, forti anche dei pareri di legittimità dei dirigenti.

Alla fine si sono ritrovati sotto accusa per danno erariale e con una condanna a pagare. L’ex sindaco Giancarlo Gabbianelli, Giovanni Maria Arena, Maurizio Tofani, Francesco Moltoni, Marco Maria Bracaglia sono stati condannati a 80mila euro a testa. Mauro Rotelli 90mila, 40mila a Fosca Mauri Tasciotti. Infine, Antonio Fracassini e Paolo Muroni 100mila euro.

I condannati hanno presentato quindi ricorso alla Suprema Corte, con la speranza di un ribaltamento della sentenza. Particolarmente sofferta l’attesa per Francesco Moltoni. E’ l’unico infatti, insieme a Maurizio Tofani, a ricoprire attualmente l’incarico di consigliere comunale a Palazzo dei Priori. In caso di condanna dovrà risarcire la cifra di 80mila euro, pena l’apertura di un contenzioso con il Comune e la conseguente procedura di decadenza.

Problema che non riguarda Tofani che invece ha già pagato. L’eventuale procedura di decadenza verso Moltoni porterebbe alla sua sostituzione in consiglio con il primo dei non eletti di Oltre le mura Claudio Mecozzi.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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