
ROMA – La questione dei rifiuti è sempre più all’ordine del giorno. Dopo la frattura di Governo sul tema degli inceneritoti, a infiammare il clima è arrivata anche la mozione di sfiducia presentata nei confronti del governatore Zingaretti. La sfiducia farebbe saltare l’approvazione del piano rifiuti e spalancherebbe le porte della Regione al centrodestra, arrivato a un passo dalla vittoria lo scorso 4 marzo e penalizzato da un’inutile divisione tra le liste. A questo punto, vista la debolezza dei 5 Stelle nel Lazio, la palla passerebbe al centrodestra, favorevole all’utilizzo dei termovalorizzatori su cui potrebbe puntare per risolvere il problema dei rifiuti nella Capitale.
Il M5s ha già detto che voterà la sfiducia, un voto che potrebbe rivelarsi un boomerang sul tema dei rifiuti su cui i 5 stelle condividono con l’attuale amministrazione lo stop ai termovalorizzatori, che invece piacciono alla destra. Per questo abbiamo sentito la consigliera regionale Silvia Blasi del M5s.
Il sovraccarico di rifiuti a Roma e le divisioni di Governo rischiano di aprire nuovi scenari sull’utilizzo degli inceneritori nel Lazio. C’è il rischio che vengano costruiti davvero?
“La gestione dei rifiuti riguarda la Regione, che si deve assolutamente dotare di un nuovo piano di gestione rifiuti. E’ necessario che venga aggiornato, visto che la situazione impiantistica nel Lazio è inadeguata. In questo momento ci troviamo in una situazione di stallo, sono anni che noi cerchiamo di sollecitare una nuova programmazione nella gestione dei rifiuti. Poi va anche sottolineato che invece Roma si è dotata di un piano per la gestione dei rifiuti in cui ha indicato tutte le strategie necessarie per migliorare la raccolta differenziata all’interno del comune.
Il tema della gestione dei rifiuti nel Lazio è legato al dibattito politico degli ultimi giorni sugl’inceneritori: tra i due alleati di Governo c’è una forte contraddizione, La Lega la pensa in maniera completamente diversa rispetto a noi sul tema inceneritori che viene considerato addirittura una soluzione o addirittura un business. Il contratto di Governo non parla di altri inceneritori, anzi si prevede di dismettere quelli esistenti. Quindi mi aspetto che il contratto si rispetti”.
C’è un’unità d’intenti in Regione tra voi e il Pd sulla gestione dei rifiuti e sulla questione degli inceneritori?
“Quello che abbiamo visto nell’ultimo consiglio regionale straordinario sui rifiuti è una certa divergenza. L’assessore Valeriani ha detto che non vuole altri inceneritori e questo va nella stessa direzione nostra. Poi sull’intera politica dei rifiuti aspettiamo che le cose vengano messe nero su bianco perché a oggi il piano rifiuti non c’è. E’ un provvedimento che è stato tanto annunciato e ancora non abbiamo niente. Adesso è stato dato l’incarico per la redazione delle linee guida del piano addirittura a una società del nord Italia. Mi auguro che non faccia riferimento alle strategie del nord perché sappiamo che il Lombardia ci sono 13 termovalorizzatori. Quello che è stato rimarcato da centrodestra e centrosinistra con una mozione votata da entrambi è di seguire la strategia di rifiuti 0 che però comprende gli impianti biogas e biometano e questo è un elemento di contrasto tra il M5s e gli altri”.
Siete pronti ad andare avanti sulla sfiducia anche a costo di far saltare il tanto atteso piano rifiuti, che tra l’altro è ostile agli inceneritori e punta sulla differenziata?
“Noi voteremo la mozione di sfiducia perché il governo Zingaretti manca su tantissimi temi, primo su tutti la sanità. Bisogna ricordare che Zingaretti è stato cinque anni al governo della Regione, cinque anni in cui il piano rifiuti non è arrivato. E io non mi aspetto che in uno o due anni riesca a risolvere il problema. Zingaretti va mandato a casa per tutta una serie di motivi che riguardano la gestione della sanità, la tanto attesa uscita dal commissariamento o la gestione degli incarichi e delle consulenze interne. I temi sono tanti. La mancata programmazione dei rifiuti non è un tema degli ultimi sei mesi ma riguarda gli ultimi cinque anni passati”.
La sfiducia però potrebbe aprire la strada alla destra che non è ostile all’utilizzo dei termovalorizzatori …
“Non possiamo sapere come andranno le cose a livello elettorale. Per ora io penso a puntare il dito contro chi non sta gestendo le risorse pubbliche e la Regione Lazio come dovrebbe. Recentemente c’è stato un consiglio straordinario sui fondi europei, qui stiamo parlando di milioni di euro di risorse che non vengono erogati. Se la destra avrà o meno la forza di vincere sarà tutto da vedere.
Noi faremo le nostre battaglie contro gli inceneritori se la destra li proporrà”.
Perché i 5 Stelle si oppongono agli inceneritoti?
“Per diversi motivi. Primo di tutti per quanto riguarda la salute: un inceneritore è un danno per la salute e per l’ambiente, questo va sempre ribadito. Se si costruiscono impianti che trattano rifiuti e contemporaneamente producono morte c’è qualcosa che non va e non è la soluzione adeguata. D’altra parte c’è la normativa europea che ci dice qual è la strategia che bisogna usare, ovvero la prevenzione, il riciclo, il riuso e recupero. Sono misure che nel Lazio non sono state mai attuate, non si è mai investito abbastanza. Cosa che invece nel nord Italia sono molto più avanti di noi. Poi peccato che utilizzino anche i termovalorizzatori.
Appunto, c’è chi dice che potrebbero essere complementari alla differenziata…
“Però se si spinge sulla raccolta differenziata a quel punto a cosa serve incenerire? Anche perché l’inceneritore non funziona con piccole quantità di rifiuti, ha bisogno di enormi quantità di materiale che deve essere bruciato. Se si inizia adesso a programmare gli inceneritori sarà pronto tra sette anni e i costi verranno ammortizzati in venti anni, quando mi auguro che verrà applicato un modello di trattamento dei rifiuti diverso. Poi anche lo stile di vita necessita di un cambiamento: dobbiamo fare a meno dell’usa e getta, dobbiamo essere educati al minor consumo, dobbiamo avere la consapevolezza e gli strumenti per poter agire in modo che i rifiuti vengano ridotti perché altrimenti non se ne esce”.


















