In sei mesi 45 donne hanno utilizzato il casco refrigerante donato a Belcolle da Beatrice Onlus
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VITERBO - La calotta (casco) refrigerante, “scalp-cooler”, è stata donata lo scorso 23 dicembre all’unità operativa di Oncologia, diretta da Enzo Maria Ruggeri, dall’associazione Beatrice che, da anni, sostiene l’ospedale viterbese con numerose iniziative benefiche, tramite un finanziamento concesso dalla Fondazione Carivit.

VITERBO – A distanza di 6 mesi dall’attivazione del casco refrigerante per la prevenzione e la riduzione del rischio di alopecia indotta da chemioterapia, sono circa 45 le donne che hanno utilizzato la strumentazione presso il Day hospital oncologico di Belcolle.

Di queste, in 12 hanno terminato o stanno terminando il trattamento con buoni risultati, che si traducono nel mantenimento o nel lieve diradamento dei capelli, a fronte della tolleranza della metodica.

La calotta (casco) refrigerante, “scalp-cooler”, è stata donata lo scorso 23 dicembre all’unità operativa di Oncologia, diretta da Enzo Maria Ruggeri, dall’associazione Beatrice che, da anni, sostiene l’ospedale viterbese con numerose iniziative benefiche, tramite un finanziamento concesso dalla Fondazione Carivit.

“La perdita dei capelli, o alopecia – commenta Ruggeri – rappresenta uno degli effetti collaterali più evidenti e psicologicamente impattanti della chemioterapia. Per ogni donna, la caduta dei capelli è una conseguenza assai temuta ed emotivamente difficile da sopportare. Il dispositivo scalp-cooler è un supporto ulteriore al percorso multidisciplinare ed è a disposizione delle pazienti per cercare di gestire gli effetti collaterali delle terapie antiblastiche, in questo caso l’alopecia, che spesso impatta negativamente nell’accettazione e nella tolleranza delle cure”.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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