In scena al Rossella Falk di Tarquinia 'Coppia aperta, quasi spalancata' di Dario Fo e Franca Rame
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TARQUINIA - Primo appuntamento domenica 12 gennaio ore 18.30 con 'Coppia aperta, quasi spalancata', ormai un classico firmato da Dario Fo e Franca Rame, con Antonio Salines e Francesca Bianco e la regia di Carlo Emilio Lerici.

TARQUINIA – Ultimi giorni per sottoscrivere l’abbonamento per la seconda stagione teatrale del Teatro Comunale Rossella Falk, promossa dal Comune di Tarquinia e ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio con il finanziamento del Ministero per le attività Culturali e del Turismo e della Regione Lazio, la cui campagna ha già fatto registrare un grande consenso da parte del pubblico.

Primo appuntamento domenica 12 gennaio ore 18.30 con ‘Coppia aperta, quasi spalancata’, ormai un classico firmato da Dario Fo e Franca Rame, con Antonio Salines e Francesca Bianco e la regia di Carlo Emilio Lerici.

Scritto nel 1983, è la storia grottesca di due coniugi alle prese con un matrimonio che sta andando allo sfascio e che decidono di sperimentare la formula della “coppia aperta” per risolvere i problemi della loro relazione. Ma la “coppia aperta” in realtà è un’invenzione del marito per giustificare le sue infedeltà di immaturo, vanaglorioso Don Giovanni, (con comico strazio della moglie ridotta a maldestri tentativi di suicidio).

Infatti, fino a che di questa libertà ne fruisce il maschio va tutto bene, ma cosa succede quando anche la donna, superate le iniziali ritrosie, decide di prendersi la sua parte di libertà trovandosi un altro, bello, intelligente, docente universitario, ricercatore nucleare, innamorato di lei? I ruoli si invertono: il marito strilla, va in crisi, vuole la mamma e minaccia il suicidio, salvo poi ringalluzzire
precipitosamente non appena la moglie, impietosita, confessa di avere inscenato una situazione del tutto inventata.

Naturalmente, a quel punto, non potrà mancare il classico colpo di scena… “Coppia aperta quasi spalancata” è un testo straordinario sulla relazione di coppia. A trent’anni dalla prima rappresentazione la forza e l’attualità di quest’opera sono più che mai evidenti. Nulla sembra essere cambiato. Si finge una parità, una normalità, ma le conquiste delle donne e il rapporto con l’altro, sono sempre al limite.

La commedia, un’ora e dieci di puro divertimento, è una sorta di vaudeville sulla liberalizzazione della vita
coniugale degno del miglior Feydeau, al quale l’ironia surreale di Fo sembra ispirarsi.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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