Impianto geotermico, i sindaci di Latera e Valentano sostengono Dottarelli
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LATERA-VALENTANO - I sindaci chiedono al governo di non dare l'autorizzazione per la struttura di Castel Giorgio.

LATERA -VALENTANO –  Ecco la lettera aperta dei sindaci di Latera e Valentano

Come già evidenziato dal collega sindaco di Bolsena, Paolo Dottorelli, nei prossimi giorni il governo italiano deciderà se autorizzare o meno l’impianto geotermico pilota di Castel Giorgio (Tr).

Un’eventuale autorizzazione, non solo non terrebbe conto del parere negativo di due regioni (Lazio ed Umbria), ma non prenderebbe in considerazione nemmeno la volontà degli amministratori locali, i quali hanno il maggior contatto con il territorio, più volte pubblicamente espressa, di voler puntare sul turismo e sull’ambiente.

Il lago di Bolsena, che vedrebbe interessato il proprio bacino da questo impianto, insieme alle sue isole individua alcune delle aree naturali protette e che tutti noi amministratori abbiamo l’obbligo di tutelare e preservare. Inaccettabile anche solo che si prenda in considerazione l’eventuale trasformaziome di un’area a vocazione evidentemente naturalistica a produttiva.

Proprio la Tuscia, per la sua caratterizzazione prevalentemente agricola, poco si presta inoltre a questa fonte di energia detta “rinnovabile”. Ci auguriamo che le voci di chi vive la Tuscia e il lago vengano ascoltate con la dovuta attenzione e che si individui un serio percorso di tutela e valorizzazione di quanto di bello abbiamo da custodire.

Francesco Di Biagi sindaco di Latera 

Stefano Bigiotti sindaco di Valentano

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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