“Immigrazione, perché non si vuole parlare delle difficoltà insite nei progetti…”
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VALLERANO - Jacopo Polidori consigliere comunale di CasaPound chiede la documentazione all'Arci: ”Gli italiani che pagano di tasca loro questi progetti hanno il diritto di sapere e noi, gli amministratori, il dovere di farli conoscere”.

VALLERANO – Jacopo Polidori consigliere comunale di CasaPound interviene sul tema caldo dei costi dell’accoglienza.

L’articolo 43 del Tuel parla chiaro: “I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente, del comune e della provincia, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato. Essi sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla legge”.

Sono convinto, ormai, che in tanti non vorrebbero che usassi questa mia carica per tutelare e difendere i cittadini, per mettere naso e bocca dove secondo loro non mi compete. Perché a loro incauto e superficiale dire CasaPound Italia è un movimento eversivo, che non dovrebbe aver modo di esprimersi.
A volte però si cade nel paradosso, perché è proprio la “loro” legge (267/2000) e la “loro” Costituzione che legittimano la mia autorità ad espletare quanto prevede la mia carica.

Ho letto che qualcuno non vorrebbe giustificare proprio nulla. Oltre ad essere fuori dalla legalità, ove dovesse mettere in atto quel che ha predicato se ne assumerà ogni conseguenza nelle sedi opportune: ogni carica istituzionale va rispettata nei termini in cui essa rappresenta lo stato. Leggo affermazioni vergognose, indegne.
È proprio la legge che impone sia a me che al mio gruppo consiliare di esercitare in pieno il mandato conferitomi. Quello stesso mandato che mi ha permesso di ottenere la documentazione del progetto Sprar che interessa il mio ente, progetto di cui ho il dovere morale ed etico di divulgare le falle emerse finora.

Piuttosto, ieri sono riuscito a reperire in comune la risultanza di una visita di monitoraggio risalente ad aprile 2017 effettuata dall’Arci e sono uscite fuori cose interessanti.
Come ad esempio il fatto che una famiglia sia stata per ben 4 anni presso il Cara di Castelnuovo di Porto senza che almeno gli adulti si fossero preoccupati di imparare a parlare o almeno comprendere l’Italiano – e non che non ce ne sia modo, specie nei centri di altre dimensioni.
A quanto risulta la signora era malata ed ha dovuto sostenere una moltitudine di visite specialistiche, accompagnata ovviamente, ma non si è resa mai disponibile a frequentare neppure un corso base di lingua.

Nel monitoraggio di questo nucleo familiare si parla chiaramente di situazioni di forte resistenza all’integrazione.

L’altro caso emerso narra invece di un nucleo composto da due figli di cui un minore, con la signora all’ottavo mese di gravidanza. Il nucleo si è ritrovato nel progetto di Vallerano in seguito a un ricongiungimento familiare dopo più di 5 anni.
Il marito, che era stato inserito in un progetto per uomini singoli (che non si capisce bene cosa sia), aveva un disagio di adattamento e data la sua situazione il suo percorso di integrazione era a rischio.
Solo cose belle!
Perché non se ne vuole parlare mai delle difficoltà a volte insormontabili insite in questi progetti ma deve sembrare sempre tutto rose e fiori?

Gli italiani che pagano di tasca loro questi progetti hanno il diritto di sapere e noi, gli amministratori, il dovere di farli conoscere.

Per concludere, ieri sera ho inviato un’ennesima pec al mio comune per sollecitare tutta la documentazione inerente almeno al 2016, monitoraggi e relazioni comprese.
Al contrario di qualcuno che non vorrebbe giustificare nulla, la legge dice tutt’altro.

So perfettamente quali sono i miei diritti e doveri e farò tutto ciò che è in mio potere per espletarli, nel nome del popolo italiano e della sovranità popolare.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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