Il voto a Viterbo dentro la tempesta della politica nazionale. Leghisti e forzisti psicologicamente già distanti
Arena-Giovanni
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Già distanti, per ora con il cuore e con la testa. Domani, con ogni probabilità, anche con il corpo. Forza Italia e Lega non sono tutte d'un sentimento, anzi. Il livello nazionale preme sull'animo dei militanti e dirigenti dei partiti a livello locale. Basta farsi un giro sulle bacheche dei leghisti viterbesi per trovare chiari segni di questa diversità rispetto a Forza Italia.

Già distanti, per ora con il cuore e con la testa. Domani, con ogni probabilità, anche con il corpo. Forza Italia e Lega non sono tutte d’un sentimento, anzi. Il livello nazionale preme sull’animo dei militanti e dirigenti dei partiti a livello locale. Basta farsi un giro sulle bacheche dei leghisti viterbesi per trovare chiari segni di questa diversità rispetto a Forza Italia.

Uno su tutti Enrico Contardo, figura ragionevole e moderata. Nelle ultime ore un paio di post significativi in questa direzione. In uno scrive: “Se alle prossime elezioni la coalizione sarà Lega, FdI, Movimento Cinque Stelle vinciamo il 100% dei collegi uninominali e prendiamo il 70% dei voti”.

In un altro mette un bel pollice verso vicino al nome Berlusconi. E un pollice alzato per il pentastellato Di Maio. Lega e Forza Italia sono ai ferri corti. Ieri sera a Matrix un duro botta e risposta tra il neo governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ha messo bene in evidenza quanto sta accadendo. E con questo clima il Comune di Viterbo va al rinnovo. Con un candidato sindaco della coalizione, che esiste e non esiste, del centrodestra che viene da Forza Italia.

Ma se la maretta diventa inevitabile tra gli alleati ancora peggio accade presso l’elettorato. Un elettore della Lega sarà davvero disposto a votare un sindaco forzista come Giovanni Arena? La domanda è lecita. La domanda se la stanno ponendo in tanti in queste ore in città. Anche dentro la coalizione stessa. E la previsione di un fiume di voto disgiunto prende quota. Attediamo il 10 giugno per essere smentiti.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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