Stivali, roncolo, tanta buona volontà e via alla ricerca della cascata sconosciuta. Non sembra vero, ma la Tuscia ha questo inestimabile patrimonio del tutto, o quasi, dimenticato.
Oltre alla buona volontà occorre metterci tanta prudenza: la maggior parte dei sentieri di avvicinamento alle cascate non sono segnalati, non sono battuti, e quindi è molto difficile arrivare alla meta. “Ho dovuto fare lo stradello per raggiungere la Cascata nel Parco di Turona – mi dice Marco che ho incontrato a Bolsena – ma ne è valsa la pena. Ho realizzato la mia immagine per partecipare a questo concorso fotografico che trovo geniale, perché ci dà modo di conoscere meglio il nostro territorio.”
Nella Tuscia si contano infatti una trentina di cascate, più o meno grandi, più o meno famose per la loro storia o portata. “Ho scelto la Cascata del Salambrone qui a Farnese – mi dice Mattia un giovane insegnante con la passione della fotografia – perché credo che sia la più spettacolare, si raggiunge facilmente dalla strada principale, il percorso è segnalato, e poi ho trovato una cascata meravigliosa, un ambiente unico. Grazie per questa opportunità di conoscere luoghi incontaminati”.
Nel mio girovagare non incontro solo fotografi, ma anche degli amanti della pesca. Come Francesco, che con il piccolo Simone, armati di buona pazienza e canna da pesca si mettono sul ciglio dell’Olpeta, è il fiume che alimenta la Cascata del Salambrone, che è a sua volta parte dal piccolo lago di Mezzano.
La particolarità di questo lago è che non ha affluenti, ma è alimentato dal bacino del Lago di Bolsena. “Oggi c’è molta acqua – mi dice Francesco – qui si possano trovare le specie di cavedani, barbo, la trota, e se sei fortunato anche il gambero di fiume”.
Il silenzio è rotto dal fragore dell’acqua che scorre anche in mezzo al centro abitato di Nepi, città dell’acqua per eccellenza, con la Cascata di Cavaterra che fa da cornice alle mura farnesiane in difesa del borgo. “La Tuscia, la terra nascosta tra Roma e Toscana, cela agli occhi dei più uno dei quattro elementi primari: l’acqua; nella sua forma più spettacolare – mi dice Giulio Della Rocca, che con il sottoscritto è il promoter del Concorso Fotografico ‘Le cascate della Tuscia’ -. Il CAI, con il sapiente lavoro di ricerca e mappatura di Alessandro Selbmanm e la conoscenza del territorio di Tuscia Fotografia, ha acceso un riflettore su questa serie di meraviglie, perfetta destinazione per una passeggiata nella natura incontaminata del Viterbese”.
Il Concorso Fotografico Le Cascate della Tuscia, oltre a far conoscere luoghi poco calcati dai più, vuole mettere in evidenza un patrimonio ambientale e fluviale che può essere un volano economico e di sviluppo per il territorio nell’ottica della salvaguardia, magari prodromico alla nascita di nuovi parchi con l’impiego di risorse specializzate.
Maurizio Di Giovancarlo / Tuscia Fotografia / La Fune


























