Il vestito di Rosa, in passato era porpora con perle e gemme. Viaggio negli abiti della santa
urna-con-il-Corpo-di-santa-Rosa-con-langelo
lafune_800 x 120
La prima testimonianza descrittiva sull’abito della patrona risale alla metà del 1300. Era di colore cremisi, una tonalità di rosso luminosa e chiara che, contenendo alcune componenti di blu, tende lievemente al porpora.

SPECIALE SANTA ROSA – Cambio d’abito per Santa Rosa. Quando i viterbesi saliranno al santuario per incontrare la propria Santa troveranno un vestito diverso a coprire il Sacro Corpo. Un vestito grigio, in stile francescano. Questo perché ad aprile scorso è stata condotta una complessa ricognizione specialistica coordinata dal dottore Luigi Capasso sul corpo.

La prima testimonianza descrittiva sull’abito della patrona risale alla metà del 1300. Era di colore cremisi, una tonalità di rosso luminosa e chiara che, contenendo alcune componenti di blu, tende lievemente al porpora.

Altre testimonianze della metà del ‘400 raccontano di un abito di velluto cremisi, ricamato a fiorami in oro circonfuso da mezza libra di perle e gemme. Si parla anche di altri vestiti posseduti dalla santa e che venivano cambiati a seconda delle circostanze: uno di velluto fiorato e un altro ancora di broccato alexandrino.

Gli abiti di questo periodo vengono archiviati nel ‘600, perché considerati troppo pomposi. E’ il 18 settembre del 1615 quando, per volere del vescovo di Viterbo Tiberio Muri, si arriva a un abito più semplice. Viene scelto l’abito francescano e la santa viene vestita con una tonaca di lana di color grigio scuro e un cordone alla vita. In pratica viene ripreso l’abito in uso tra le terziarie di San Francesco. In quell’occasione venne anche posto il velo bianco.

Il 13 ottobre 1658, per ordine del vescovo di Viterbo, il cardinale Francesco Maria Brancaccio, fu messo sul capo della santa il velo nero. Il corpo rimase esposto per vari giorni e venne permesso ai fedeli di toccarlo. Nel 1697 il vestito fu cambiato in occasione della nuova urna, poi nel 1750 sostituito di nuovo. Il 2 novembre 1760, alla presenza di monsignor Egidio Mengarelli Santa Rosa fu vestita da capo a piedi. Il colore della tunica mutò in nero, come quello delle Clarisse.

In pratica le suore conformarono l’abito della patrona al loro. Quindi prima della ricognizione del 1921 la santa vestiva un abito monacale color nero, con al collo un velo bianco e in testa la corona delle vergini. Fu poi vestita con abito color cenerino e al posto della corona fu posta un’aureola in metallo.

Nell’ottobre 1946 fu mutato l’abito in seta con un altro di medesimo colore. La penultima vestizione è del 13 febbraio 1990. Con l’abito usato vennero confezionate le reliquie per i fedeli, autenticate con sigillo del Monastero, come avveniva negli anni passati.

In quell’occasione monsignor Fiorino Tagliaferri ha presieduto la cerimonia della ricognizione del corpo di santa Rosa, nonché la pulitura della cassa e dei vetri.

Gli Stati Generali La Fune
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
POST FB 01
Masicar300x300-optimize
TdP_Inalazioni
Fune 300x300
Onda
domenicale post
lafune_300 x 600
Jeep_Compass_apex_300x300_200
monastero interno
Foto Fisioterapy Center
asvis 2
aiac_banner_01