Il Tuscania Volley piange la scomparsa di don Giuseppe Vittorangeli, uno dei fondatori
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TUSCANIA - Avrebbe tra poco compiuto gli ottanta anni. essendo nato a Tuscania l'8 agosto del 1940.

TUSCANIA – Il Tuscania Volley piange la scomparsa di don Giuseppe Vittorangeli, uno dei suoi fondatori e attualmente vice presidente. Avrebbe tra poco compiuto gli ottanta anni. essendo nato a Tuscania l’8 agosto del 1940.

Nel 1966, ovvero l’anno successivo alla sua ordinazione, quale direttore del l’oratorio San Luigi e assieme a don Filippo Pocci, prende in mano un gruppo di ragazzi che già giocano a pallavolo e dà il via alla organizzazione della prima società di pallavolo a Tuscania.

Da allora ha sempre contribuito a far crescere la società con l’obiettivo di promuovere i valori dello sport tra i giovani. Particolarmente significativo il suo apporto nei difficili anni del post terremoto, quando la sua Pallavolo e i suoi Scout hanno a lungo rappresentato le uniche realtà dedicate ai ragazzi in una comunità impegnata a ricostruire paese e futuro.

“Una vita passata accanto all’amico don Pino – è il ricordo di Alessandro Cappelli, gm del Tuscania Volley. Dal 1970 abbiamo per anni condiviso la passione della pallavolo e non solo. Sicuramente una persona che ha lasciato un segno indelebile a Tuscania: ci mancherà, mi mancherà, buon viaggio don Pino, continua a tifare per tutti noi”. Le esequie, in forma strettamente privata, si terranno domani alle ore 15,30 nella Chiesa di Santa Maria del Riposo.

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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