Il tribunale mette la parola fine al progetto TusciaExpo
Comune di Viterbo
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Si chiude definitivamente con il fallimento il TusciaExpo dopo anni di progetti e speranze di salvare il progetto per la promozione delle eccellenze viterbesi

Il tribunale dichiara il fallimento di TusciaExpo, battuta finale per la società nata anni fa per promuovere le eccellenze del viterbese e che nonostante gli sforzi fatti è rimasta a lungo un progetto che non voleva decollare.

Un lungo travaglio iniziato con il grande entusiasmo di un polo fieristico alla Volpara, al quale oggi si mette la parola fine in maniera perentoria, con sgomento per tutti i creditori.

Il tracollo era iniziato anni fa, con la giunta regionale della Polverini, che decise di uscire da tutte le società partecipate, quindi anche Tusciaexpo. La Provincia di Viterbo seguì a ruota e abbandonò il progetto. Per anni è rimasto solo il Comune, nonostante l’allora giunta Marini nel 2013 deliberò la dimissione delle quota, ovviando di fatto il fallimento.

Il Pd, in quel momento all’opposizione, chiese di inserire un azione di responsabilità verso gli amministratori della società. La procedura di fallimento, però, viene bloccata quando l’amministrazione Michelini arriva a Palazzo dei Priori e propone per i ruderi del TusciaExpo un progetto ambizioso: un grande centro alimentare alla Volpara. Il tribunale blocca il procedimento in attesa di capire il da farsi.

In tre anni, però, nulla si muove e rimane solo la delusione per un progetto partito dall’entusiasmo e finito ben presto nel dimenticatoio da tanti. Dopo tutto questo tempo, però, è il tribunale a mettere la parola fine sul TusciExpo e a decretarne il fallimento.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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