Il torneo di calcio presso il carcere di Viterbo: oggi la terza giornata
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L’appuntamento è organizzato dall’Arci Viterbo e vede la fondamentale collaborazione di alcuni rifugiati e richiedenti asilo accolti nell’ambito del servizio Sprar e di prima accoglienza e rientra nei progetti che l’associazione svolge all’intero dell’istituto penitenziario in favore dei detenuti.

Oggi la terza e penultima tappa del torneo di calcio presso il carcere di Viterbo. L’appuntamento è organizzato dall’Arci Viterbo e vede la fondamentale collaborazione di alcuni rifugiati e richiedenti asilo accolti nell’ambito del servizio Sprar e di prima accoglienza e rientra nei progetti che l’associazione svolge all’intero dell’istituto penitenziario in favore dei detenuti.

Arci Solidarietà Viterbo infatti da 11 anni è presente all’interno dell’istituto penitenziario con uno sportello di ascolto, informazione e orientamento sociale rivolto a tutte le persone detenute. Organizza attività laboratoriali che, con strumenti diversi, promuovono percorsi di consapevolezza e responsabilità dei partecipanti.

Fondamentale in questo progetto l’apporto di alcuni rifugiati e richiedenti asilo risiedenti nella provincia di Viterbo, che hanno scelto di far parte della squadra di Arci, che è composta anche dagli operatori sociali. Di fronte ci sono tre formazioni: oltre a quella di Arci, due squadre di detenuti della casa circondariale.

In questo modo Arci promuove, attraverso lo sport, momenti di integrazione e partecipazione attiva e favorisce uno spazio di incontro e condivisione.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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