

VITERBO – I numeri spaventano, quasi fossero il bollettino di una guerra interna che non risparmia nessun angolo dello Stivale. Più di 1.300 arresti, oltre 2.300 denunce a piede libero e un bilancio spaventoso: 450 chili di droga sequestrati e un arsenale che spunta dalle perquisizioni come funghi velenosi dopo la pioggia. Centoundici armi da fuoco, fucili d’assalto, armi da guerra e persino un giubbotto antiproiettili. Da Palazzo Chigi la premier Giorgia Meloni parla di un “colpo durissimo alla criminalità”, rivendicando l’azione di uno Stato che alza la voce e picchia duro sulle piazze di spaccio. Ma se Roma, Milano e i grandi centri urbani si prendono le prime pagine con i loro condomini-bunker, c’è un filo rosso — o forse sarebbe meglio dire una striscia bianca — che si allunga fin dentro le mura della nostra provincia.
Sarebbe un errore tragico pensare che Viterbo sia un’isola felice, un borgo medievale protetto dalle sue pietre e anestetizzato da una finta quiete di provincia. L’operazione ad “alto impatto” coordinata dal Servizio Centrale Operativo e condotta sul campo dalle Squadre Mobili racconta un’altra storia. Racconta di come la Tuscia sia ormai, a tutti gli effetti, uno snodo cruciale di quel degrado e di quel disagio che non abita più soltanto nelle periferie romane, ma si respira a pieni polmoni anche tra i vicoli del nostro centro storico, nelle zone più sensibili e nelle vicinanze dei locali notturni della movida viterbese.
Gli uomini della Questura di Viterbo, affiancati dagli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine, si sono mossi nel silenzio protettivo della notte, stringendo il cerchio attorno a una rete di spaccio e violenza latente. Nel viterbese il bilancio parla chiaro: 707 persone controllate, 15 soggetti denunciati — tra cui purtroppo anche un minorenne — e 6 persone finite direttamente in manette, quattro delle quali pizzicate proprio per detenzione e spaccio. Droga pronta a invadere le nostre strade: gli agenti hanno tolto dal mercato 130 grammi di hashish e numerose dosi di cocaina ed eroina.
Ma c’è un dettaglio che fa raggricciare la pelle ed emerge direttamente dalla nota della Questura: il sequestro di una mannaia da cucina. Un dato che si specchia perfettamente in una inquietante tendenza nazionale. In tutta Italia il blitz ha portato al rinvenimento di ben 250 armi bianche. Non parliamo di semplici coltellini, ma di un campionario dell’orrore quotidiano: taglierini, tirapugni, taser, sfollagente telescopici, fionde, machete, sciabole e accette.
È la radiografia di una violenza pronta a esplodere, soprattutto in ambito giovanile. A livello nazionale sono stati identificati oltre 15.000 minorenni, 31 sono stati arrestati e 142 denunciati. E Viterbo, con quel minore finito nel registro degli indagati, non fa purtroppo eccezione nel registrare una domanda sempre più precoce e una manovalanza sempre più giovane, disposta a girare armata tra i coetanei.
La Tuscia non è più la retrovia tranquilla della Capitale, ma una terra di conquista dove le organizzazioni investono e diversificano, sfruttando la fame insaziabile di una generazione che affoga la propria noia e le proprie frustrazioni nelle sostanze chimiche e nell’illusione della forza bruta.
La risposta dello Stato c’è stata, ed è stata imponente. Le volanti hanno squarciato la notte per riprendersi il territorio e prevenire il peggio. Ma l’effetto anestetico degli arresti rischia di svanire presto se la città, la politica locale e le famiglie non comprenderanno che la sicurezza non è solo una questione di manette e perquisizioni, ma una battaglia culturale che si combatte ogni giorno. Dietro ogni dose di eroina e dietro quella mannaia sequestrata a Viterbo c’è un pezzo della nostra comunità che sta scivolando via, nell’indifferenza generale di chi preferisce girarsi dall’altra parte per non vedere il mostro che bussa alla porta.

















