Il sindaco Frontini scrive "al popolo della scuola" viterbese
Foto Chiara Frontini
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VITERBO - La sindaca Chiara Frontini, l'assessore all'Educazione Alfonso Antoniozzi e la consigliere delegata ai rapporti con le Scuole Rosanna Giliberto scrivono ai dirigenti scolastici, agli insegnanti e agli educatori, al personale ATA, ai genitori e a tutta la comunità educante cittadina.

VITERBO – La sindaca Chiara Frontini, l’assessore all’Educazione Alfonso Antoniozzi e la consigliere delegata ai rapporti con le Scuole Rosanna Giliberto scrivono ai dirigenti scolastici, agli insegnanti e agli educatori, al personale ATA, ai genitori e a tutta la comunità educante cittadina.

“Quando un bambino va a scuola, è come se fosse portato nel bosco, lontano da casa. Ci sono bambini che si riempiono le tasche di sassolini bianchi e li buttano per terra, in modo da saper ritrovare la strada di casa anche di notte, alla luce della luna. Ma ci sono bambini che non riescono a far provvista di sassolini, e lasciano delle briciole di pane secco come traccia per tornare a casa. È una traccia molto fragile e bastano le formiche a cancellarla: i bambini si perdono nel bosco e non sanno più ritornare a casa. La scuola è come un bosco in cui alcuni sanno ritrovare la propria strada, sanno leggerla e sanno orientarsi… altri bambini passano la giornata nel bosco e anche loro imparano tante cose: conoscono alberi e piante, animali e insetti, ma alla fine della giornata conoscono anche la paura di non sapersi orientare, di non sapere la strada di casa. Hanno imparato tanto, forse, e lo dimenticano perché non riescono a collegarlo alla traccia e alla memoria della strada di casa: il bosco diventa il posto pauroso in cui si perdono, senza riconoscere le proprie tracce, sempre estranei e sempre respinti.
Nella scuola, ciascuno si trova in tasca sassolini e briciole di pane non per un caso, ma per un disegno preciso”
(Andrea Canevaro, I bambini che si perdono nel bosco).

Nel lontano 1986 il compianto Dott. Canevaro invocava attraverso il suo saggio la funzione educativa della scuola. E oggi, cosa chiediamo noi, all’inizio del nuovo anno scolastico per le nostre bambine e i nostri bambini, alunne ed alunni, studentesse e studenti? In primo luogo che le loro famiglie trovino sempre le risorse per non venir meno alla funzione educativa e protettiva, ma per tutti i soggetti in educazione speriamo, soprattutto, in un “esercito” di insegnanti, che opportunamente supportati da illuminati leader scolastici, creino quegli ambienti di apprendimento capaci di fornire “le pietre” su cui strutturare la propria identità.

E queste pietre sono le emozioni e la creatività che stimolano il vero sapere, fatto di conoscenza, abilità e competenza, prima fra tutta quell’imparare ad imparare che rende la persona autonoma, libera e capace di tenere “l’Orco” a distanza.
E su questo augurio si poggia l’”hinc ad maiora” (da qui a cose più grandi) da parte della nostra Amministrazione, che accompagni il percorso delle future donne e dei futuri uomini, cittadine e cittadini viterbesi.

Buon nuovo anno scolastico a tutte e a tutti voi!”.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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