
Il settembre viterbese si farà, ma avrà le gambe corte. Il comune di Viterbo ha infatti annunciato la predisposizione di un avviso pubblico per far inserire i progetti delle associazioni in un unico cartellone. Il contributo però non sarà garantito ma sarà elargito solo a quei progetti che saranno ritenuti meritevoli.
In questi giorni il Messaggero di Viterbo ha riportato le parole dell’assessore Delli Iaconi che, in soldoni, ha spiegato proprio questo. Secondo l’amministrazione comunale questo metodo estirperà il markettificio e di fatto farà sì che il comune non sia più un bancomat. Una definizione che aveva coniato lo stesso Delli Iaconi per criticare le associazioni rimaste scottate dalle promesse che avrebbe fatto l’allora assessore Barelli ad alcune realtà, che avevano speso quanto promesso senza però vedere i soldi.
In realtà il comune di Viterbo si sta muovendo in una direzione opposta rispetto a quella dell’«evidenza pubblica» (quindi bandi con regole chiare): ovvero la pratica delle «convenzioni bilaterali». Una pratica che permetterà all’amministrazione di assegnare fondi senza dover applicare il Regolamento per i contributi alle associazioni, dibattuto e approvato nell’autunno scorso, e che prevede che per ogni euro assegnato senza «evidenza pubblica» se ne debbano mettere a bando tre. Alcune di queste convenzioni sono già state firmate (Caffeina, San Pellegrino in Fiore, ad esempio), altre verranno firmate a breve con le realtà ritenute più idonee.
Quel che ci sfugge è la logica per cui si afferma che un bando, con delle regole certe e uguali per tutti, siano fonte di possibili markette e invece gli accordi bilaterali invece no.


















