
Una cosa è certa: il Settembre Viterbese è morto. Così “parlò l’amministrazione Michelini”, non resta che prenderne atto. Scelta saggia o decisione scellerata? Ognuno faccia le sue riflessioni. Sta di fatto che dopo il “fiat” di una nuova era, le parole magiche risultano essere “Il Comune non è un Bancomat” by Antonio Delli Iaconi, non è ancora bene chiaro cosa sia nato in alternativa.
Di diverso rispetto al passato c’è la fine di quelli che, da qualche mese a questa parte, sono stati definiti “finanziamenti a pioggia”. Qualcuno ironizza che la scomparsa di quest’ultimi abbia determinato la nascita dei “finanziamenti a gavettone”. Tanti “piccioli” a poche realtà anziché poca roba a molti, questo sembra essere il nuovo piano della realtà culturale nella città dei papi.
L’ultima edizione del Settembre Viterbese, quella senza padre (visto che l’allora assessore Giacomo Barelli se ne lavò le mani), si era chiusa con 120mila euro a finanziare 150 realtà, unità decimale più o unità decimale meno. Poi il putiferio dei soldi che non bastarono per accontentare tutti, con associazioni culturali (piccole) che in alcuni casi ci hanno rimesso l’osso del collo. Un vero e proprio disastro. Ed è così che insieme all’acqua sporca sembra che la decisione sia di buttare via anche il bambino. E con “il bambino” intendiamo tante piccole realtà culturali che nella città hanno fatto in passato cose anche interessanti, ma soprattutto senso di comunità e tessuto sociale (poi ci saranno state anche le porcate, ma quelle sarebbe corretto accorparle sotto al significante “acqua sporca”).
Un’operazione questa figlia del “marketing culturale pensiero”. Una roba da televisione anni Ottanta, tutta lacca per capelli, maglioni larghi e luminosi e cosce nude. Insomma la cultura o acchiappa le masse o non va finanziata. Ed è così che si è suonato il de profundis al Settembre Viterbese. Un mare magnum, senza dubbio, ma anche l’espressione del territorio. C’erano delle cose assurde? Sicuramente, magari si poteva rivedere qualche aspetto. E invece no, via tutto nel nome di un cambio di rotta. E all’avviso pubblico del Comune per realizzare qualche evento hanno risposto in sei. Gli hanno messo sulla maglietta il patrocinio e la disponibilità di utilizzare il suolo pubblico, neanche un quattrino.
Forse serviranno per preparare qualche bomba d’acqua. L’unico problema, sottovalutato, potrebbe derivare dal fatto che le bombe d’acqua nel deserto difficilmente servono a qualcosa. In genere portano ancora più devastazione, anche se puoi nessuno se ne accorge. Forse sarebbe il caso di rivedere qualche concetto, anche perché la politica avrebbe il fine di far crescere anche il tessuto sociale di una comunità. E il tessuto sociale cresce se i cittadini fanno le cose, si sento parte. Certo che ridurli a spettatori potrebbe essere per certi versi auspicabile. “Guernare” è sempre stato più facile di governare.


















