Il ringraziamento di Felice Orlandini al reparto di Cardiologia di Belcolle: "Mi avete salvato la vita"
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VITERBO - "Non è esagerato dire che quell’intervento mi ha strappato alla morte imminente. Invece, grazie all’alta preparazione dei medici e del personale infermieristico del reparto di Cardiologia di Belcolle, tre giorni dopo sono potuto tornare a casa, dalla mia famiglia".

Gentile Direttore,
le chiedo la cortesia di ospitare queste mie poche righe per rivolgere un sentito ringraziamento pubblico ai medici e al personale infermieristico del reparto di Cardiologia dell’Ospedale Belcolle di Viterbo, cui debbo letteralmente la vita.

Il 12 dicembre scorso sono stato colto da un malore, peraltro passeggero, che avevo sottovalutato. La fortuna ha voluto che alcune ore dopo mi sono potuto sottoporre a una visita presso il reparto di Cardiologia dell’Ospedale Belcolle. Lo specialista che ha eseguito i controlli, il dottor Pietro Primieri, ha subito capito la serietà della situazione e, dopo averne parlato con il direttore di Emodinamica, il dottor Luigi Sommariva, ha disposto il mio ricovero urgente.

Dopodiché il dottor Carlo Andrea Stazi, cardiologo ed ecodinamista, mi ha sottoposto, con grande professionalità e tempestività, a un intervento di angioplastica, inserendomi uno stand per trattare l’occlusione di un vaso sanguigno chiuso ormai al 99 per cento.

Non è esagerato dire che quell’intervento mi ha strappato alla morte imminente. Invece, grazie all’alta preparazione dei medici e del personale infermieristico del reparto di Cardiologia di Belcolle, tre giorni dopo sono potuto tornare a casa, dalla mia famiglia. Ora sto bene e, dopo un periodo di convalescenza, potrò tornare alle mie attività.

Colgo l’occasione per ribadire che la sanità pubblica italiana, quindi quella di Viterbo, della quale il reparto di Cardiologia è una delle eccellenze, è un patrimonio di tutta la popolazione che va preservato, sostenuto, difeso e apprezzato. Aveva proprio ragione Ippocrate nel dire: “Ovunque l’arte della medicina sia amata, c’è anche l’amore per l’umanità”.

Felice Orlandini

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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