

Due anni dalla scomparsa di Alberto Ciorba, per i viterbesi “il commendatore” o “il cummenda”, come scherzando lo chiama il figlio Remigio. Era il 20 febbraio del 2012, dopo dopo pranzo, quando in città arrivò la notizia. Il giorno dopo al duomo in tantissimi accorsero per l’ultimo saluto a una persona che a Viterbo ha segnato tante storie, spesso anche in modo silenzioso.
Ho avuto la fortuna di conoscerlo abbastanza bene, “il cummenda”, grazie al mio lavoro di giornalista. Il momento di maggior contatto quando, con la mia amica Emanuela Moroni, abbiamo scritto ‘L’ho buttato giù con un destro. La storia del campione Luigi Malè’. Un libro che lo stesso Ciorba apprezzò molto e incoraggiò. Ricordo, con un sorriso, che al giorno della presentazione ci comprò una carrettata di libri.
Testimone di una Viterbo che fu ma anche di una Viterbo della volontà. Di una Pianoscarano capace di vincere il “leone d’oro” nella sfida tra carri di Carnevale. Del glorioso pugilato che ebbe in Malè il suo uomo più grande ma che è stato vivo di tanti giovani “levati” dalla strada. Con Ciorba ricordo un pranzo, a base di “carbonara”, in compagnia dell’amico Glauco Antoniacci, figura fondamentale per ricostruire e scrivere la storia di “Giggetto”. Un pranzo all’Otium che Alberto Ciorba aveva voluto proprio per festeggiare le fatiche del libro.
Senza scrivere altro credo che la migliore fotografia di Ciorba sono riuscito a scattarla nel 2008. Un articolo per un piccolo giornale free press, Viterbo Magazine. Ciorba era stato scelto dall’editore come “uomo-copertina” per quell’uscita mensile. Gli era piaciuto molto, tanto che ogni volta che mi incontrava scattava la frase: “A Po’, quei libretti dell’articolo mio … t’è rimasta qualche copia che mi servirebbero?”. Ve lo riproponiamo oggi, per tenere vivo il ricordo di un viterbese positivo.

















