
Lo scorso luglio alcuni comitati cittadini hanno chiesto all’amministrazione di indire un referendum comunale sull’acqua pubblica, raccogliendo oltre 3mila firme. Un tema che già nel 2011 è stata dibattuto a livello nazionale, ma che nonostante la grande volontà dei cittadini di mantenere l’acqua come bene comune, non ha mai portato alla promulgazione di leggi in tal senso. Sebbene, però, la questione si trascini da luglio, il Comune ha deciso di trattarla solo in questi giorni, quando la scadenza della richiesta e delle firme consegnate è fissata al 28 febbraio…domani.
Sicuramente l’immobilismo degli ultimi due mesi dettato dalla crisi interna, ha allungato i tempi per prendere una decisione, ma ieri qualcosa sembrava essersi smosso. Dopo che per due volte la prima commissione, deputata a recepire la richiesta dei comitati, è saltata per mancanza del numero legale per l’elezione del nuovo presidente, il consiglio comunale di ieri aveva partorito la decisione: il referendum avrebbe dovuto essere discusso in consiglio entro il 28 febbraio, ma non prima di essere licenziato in prima commissione. Per questo una riunione straordinaria della stessa è stata indetta per questa mattina, in modo che si potesse discutere della questione e rinviare il tutto a uno speciale consiglio comunale domenicale.
Peccato, però, che nulla di tutto questo è stato possibile. La causa: il segretario generale è malato, ha lasciato la pratica nel suo ufficio chiuso e chiave e non ha consegnato nessuna copia ai dirigenti che avrebbero potuto occuparsene. Sembra quasi una barzelletta, invece è la cruda realtà. A disposizione della prima commissione di stamattina c’era solo un parere – apparentemente dello stesso segretario – non protocollato, incompleto e non firmato. Il tutto a un giorno di scadenza dei termini.
La riunione della prima commissione è iniziata alle 10 e non si è conclusa prima delle 14.30. Ore e ore fatte di urla, insulti e tentativi disperati di mettere una pecetta a una situazione che definire ridicola è il minimo. In aula anche i rappresentanti dei comitati che dopo poco vanno su tutte le furie. Si aggiungono ai membri del pubblico anche gli agenti della polizia locale, chiamati per sedare l’animosità che si stava iniziando a creare. La seduta finisce con i comitati che strappano i fogli del referendum e li lanciano tra i banchi.
Intanto fra i consiglieri la discussione infervora e fra una maggioranza ancora spaccata dalla crisi e l’opposizione, non si riesce a capire chi stia con chi. Daniela Bizzari si scaglia contro il segretario generale, che nonostante le ripetute chiamate non si risponde al telefono. La Mongiardo la segue a ruota e dice che la sua assenza è “non rispettosa”. Chiara Frontini, però, non si lascia tranquillizzare dalle giustificazioni e accusa la maggioranza di vigliaccheria, perché si nasconde dietro un problema tecnico.
Spunta l’opinione di Barelli che, come ha fatto il collega Filippo Rossi qualche giorno fa, ricorda che le firme non sono state autenticate e che, secondo gli uffici, alcune appartengono a persone non residenti a Viterbo. Gli risponde Ubertini chiedendo se lo statuto impone che le firme siano autenticate. Su questo punto si scatena una bagarre, alla quale partecipa anche la Frontini che ribadisce che i comitati si sono attenuti allo stato comunale, mentre nessuna amministrazione della città si è mai dotata di un apposito regolamento.
A cercare una soluzione, infine, arriva Santucci che propone di rinviare tutte le discussioni al consiglio comunale che dovrebbe esserci domani, ma che nessuno ha ancora convocato. Il consigliere di Fondazione ribadisce che al referendum voterà in maniera contraria, ma si tratta comunque di garantire dei diritti ai cittadini. La proposta di Santucci, però, viene bocciata dalla maggioranza e si continua a discutere.
Ecco infine arrivare una nuova proposta, quella di Scorsi, che dice di non votare in attesa di una risposta alla richiesta posta dal Comune al Ministro sulla questione dell’accettabilità del referendum sull’acqua. La maggioranza vota favorevolmente alla proposta, mentre si astengono Melissa Mongiardo e il neo eletto presidente Volpi. Intanto i termini per il referendum scadono domani e la risposta del Ministro arriverà a data da destinarsi: un buco nell’acqua.


















