
IL CORNER DEL PROFESSORE – Al bar, tra amici, incontrandoci in giro, è sempre facile fare due chiacchiere. Spesso le parole escono in automatico. Il piacere è incontrarci, scambiarci sorrisi, riconoscere affinità e passato in comune. È forse poco importante quello che ci diciamo.
Quando si condividono sogni che siano amore, passioni o attività economiche, gli incontri cambiano sia di tenore che di parole: un’altra parte di noi prende il sopravvento. Le parole diventano importantissime. Quando parliamo in pubblico cambia di nuovo tutto, un po’ come per i maestri o i professori, quelle scelte debbono essere parole sia cariche che attente. Per i politici? Ancora più importante: dette da loro le parole possono influenzare il futuro di tutti.
Gli Stati Uniti sono stati scossi dall’uccisione di Charlie Kirk. Era quello che qui si definisce “rising star”, astro nascente, nel panorama ultra conservatore del partito di Trump. Addirittura veniva indicato come futuro presidente. Per una volta i politici hanno immediatamente condannato all’unisono l’atto definendolo una vigliaccata: hanno tutti ragione.
Purtroppo la convergenza è durata solo qualche ora e i repubblicani hanno iniziato a parlare di vendetta. Dal 15 luglio 2025, un folle è sotto processo per aver ucciso la leader democratica del congresso del Minnesota, il marito e il cane e aver ferito un senatore del Minnesota e la
moglie. In tasca gli hanno trovato una lista di 42 personalità del Partito Democratico da “eliminare”. In quell’occasione nessuna condanna globale e di sicuro nessuna ripercussione per l’estrema destra.
Ovviamente nulla avviene nel vuoto. Il clima negli Stati Uniti è cambiato. Però sembrerebbe due pesi e due misure: occasione perfetta per una riflessione sull’importanza e la forza delle parole. Come in amore, in alcune circostanze le parole vanno dette col tono giusto.
Praticamente, ovunque abbia luogo, la dialettica politica è intensa, sentita e passionale. Credo sia giusto. A certe affermazioni o forse più precisamente al clima creato fanno seguito terribili conseguenze: viviamo in un mondo troppo polarizzato, può capitare che le passioni motivino azioni folli. Le parole, soprattutto quelle dette in pubblico, sono ovviamente parte sia della cultura assorbita passivamente che della percezione della realtà.
Quando un personaggio pubblico parla di un qualsiasi argomento, non deve cercare il sensazionalismo per avere like o condivisioni. Secondo me dovrebbe immaginare che le sue parole vengano dette 1000 volte di fronte a 100 persone scelte a caso in tutti i settori della società. Se è lecito definire probabile che almeno uno dei 100, motivato dalle suddette affermazioni, possa fare del male è meglio non dirle. I canali social sono purtroppo un vettore perfetto.
Le posizioni di Charlie erano estremiste: riteneva che il diritto, datoci da Dio, di guidare fosse lo stesso di quello del diritto a munirci di armi. Paragonava i 50.000 morti all’anno in incidenti stradali ai morti per ferita di arma da fuoco: necessari per beneficiare del diritto. Vedi https://www.newsweek.com/charlie-kirk-says-gun-deaths-worth-it-2nd-amendment-1793113 . Credo che i due diritti non siano paragonabili. Credo che la società debba andare sempre più nella direzione di eliminare se non almeno limitare l’uso delle armi.
Come tutti ambisco far parte di una società in cui non ci sia bisogno dei mitragliatori. Le macchine ci servono, le armi no. Non voglio certo fare il filosofo o il sociologo, ovviamente non ne sono all’altezza, ma non ci possiamo sempre nascondere dietro a finti principi di buonismo o di politicamente corretto ed è doveroso analizzare le parole e le posizioni. Charlie ha molte volte affermato che la libertà di espressione sancita dal primo emendamento sia sacra. In questo momento, in nome della sua uccisione, i conservatori stanno applicando la censura ai
commedianti dei “late show”: Steven Colbert e Jimmy Kimmel sono stati defenestrati.
Mi dispiace enormemente che Charlie sia stato ucciso e che la sua famiglia debba piangerlo ma le sue parole riguardo le armi erano sbagliate tanto più in una società continuamente scossa da mass shooting (stragi). Credo che tutti, anche nella scelta delle parole, dobbiamo almeno
provare ad andare verso un mondo migliore, non peggiore.
Ancora di più è vero. Gli argomenti e i toni scelti tutti i giorni da altri hanno influenze immediate sulla nostra percezione della realtà e di conseguenza, sulle nostre scelte. L’effetto della morte del conservatore sulle politiche della destra americana, anche se ha un fondamento emotivo comprensibile, appare essere in collisione con la libertà stessa di pensiero da lui fortemente professata. Risultato inspiegabile a meno che non si considerino le parole come armi senza pallottole.
Quelle che si comprano, secondo i conservatori, debbono essere sempre più diffuse. Forse un sociologo può provare a spiegarci le contraddizioni di una società ritenuta evoluta.
Quando arrivai negli States, negli anni 90, era di moda la frase detta da tutte le mamme: “se non hai qualcosa di nice (grazioso) da dire, stai zitto”. Oggi, dopo la pandemia, le ricerche sociologiche mostrano tutti, in media, siamo più rudi e insensibili. Di sicuro i social media hanno fatto la differenza.
Proviamo a rapportare tutto alla nostra vita: Viterbo è un paese in cui ci si conosce tutti e tra due persone c’è al massimo un grado di libertà. Quello che dice uno influenza in parte la percezione di tutti. In questi ultimi anni ho notato un totale, continuo, imperturbabile criticismo a
priori. Sembra non solo lecito farlo ma i pelo-uovisti vengono considerati illuminati. Non solo non sono né illuminati né da prendere in considerazione, il contrario è vero. Il nostro atteggiamento, tra l’altro sarebbe nei nostri interessi, deve essere di cercare il meglio in ogni situazione, non il peggio.
Siamo tutti fallaci e limitati e nessuno è perfetto ma non c’è bisogno di puntualizzare sempre gli aspetti peggiori di ogni cosa. Ripeto, mi dispiace per Charlie Kirk e la famiglia, vorrei che gli estremismi fossero sonoramente battuti alle elezioni ma le influenze sul vivere civile delle
parole non sono trascurabili. Le parole hanno un peso. Anche quelle dette a casa di fronte al piatto della cena. Influenziamo i nostri ragazzi continuamente.
Credo fermamente che la nostra qualità della vita sia altissima eppure i giovani scappano. Anche io l’ho fatto. Senza saperlo spiegare non sopportavo in modo istintivo mentalità e negatività. Adesso, decisamente avanti con gli anni, avverto sia razionalmente che istintivamente gli effetti del disfattismo. Se costretti a vivere nella negatività, i nostri ragazzi hanno solo due opzioni: essere la versione peggiore di se stessi o scappare.
Nelson Mandela ha detto: “Circondati di persone che ti spingono a diventare migliore”. Dove debbono cercare quelle persone i nostri ragazzi a Viterbo?


















