
VITERBO – Dal discorso di Luigi Aspromonte, in rappresentanza del Sodalizio sul palco dell’Unione, è uscita fuori una definizione che ci ha colpito a proposito di Raffaele Ascenzi: “architetto santarosaro”.
Una dichiarazione che ci ha colpito e su cui abbiamo voluto riflettere. Dies Natalis è la nuova Macchina di Santa Rosa, questo è il dato di fatto principale. In ballo, per questo ultimo concorso d’idee, c’erano progetti validi e bellissimi. Ne citiamo due: quello di Gianluca Di Prospero e quello di Michele Telari.
Ha vinto Ascenzi. Già padre di Ali di Luce, Speranza (che non vinse) e Gloria. Come può lo stesso uomo vincere già due volte e andare a prendersi il terzo successo? Francamente ce lo siamo domandati e nei giorni passati dal 4 settembre a ieri (17 settembre) la domanda ci è suonata nella testa spesso. Poi abbiamo visto Dies Natalis e altri pensieri si sono aggiunti.
Questa ultima Macchina è un qualcosa di antico e di nuovo. La risposta alla domanda che ci attanaglia da quel 4 settembre è diventata quella che andremo a raccontare di seguito. Ascenzi ha trovato il modo per andare oltre. Oltre a dove era finita la progettazione della Macchina e a se stesso. Ha vinto per questo motivo. Ascenzi è andato dove forse nessuno poteva immaginare si potesse andare. Questa la ragione del successo di Dies Natalis.
Se guardiamo gli altri progetti in gara sono, in buona sostanza, nel solco di Volo d’Angeli. Negli ultimi decenni la progettazione della Macchina di Santa Rosa è andata verso il futuro. Ali di Luce è stata il futuro, poi lo è stata FioredelCielo di Arturo Vittori. Già con Gloria però è accaduto qualcosa, che forse solo oggi guardando Dies Natalis siamo in grado di capire davvero. Gloria è la continuazione di quel solco ma aggiunge un’ossessione per i dettagli, l’architettura si fa scultura.
Tutti i concorrenti di questo concorso d’idee hanno immaginato una Macchina che continuasse quel cammino. Ascenzi no. Ha preso un’intuizione che aveva messo al mondo con Gloria, e l’ha portata oltre. E’ andato in un mondo che per tutti probabilmente era da considerarsi impossibile: quello delle Macchine storiche (Papini e giù di lì per intenderci).
Confessiamo che noi stessi di fronte alla descrizione di massima di Dies Natalis, data dalla commissione il 4 settembre, siamo rimasti perplessi. Ci siamo immaginati “un casermone” a sfilare tra i tetti di Viterbo e abbiamo pensato: non può funzionare, perché hanno scelto una roba simile? Che senso ha?
E invece il segreto della vittoria di Ascenzi è tutto lì: un grandissimo senso. Un senso che ha costruito con degli ingredienti potentissimi. Il primo è lo studio delle Macchine precedenti. In una recente intervista abbiamo letto una dichiarazione di Ascenzi che raccontava di avere un archivio con dentro tutti i progetti storici delle Macchine e degli ultimi concorsi d’idee. Di questi non solo i progetti risultati vincitori ma anche tutti gli altri. Confessiamo di essere rimasti colpiti da questo profondo rispetto e da questa volontà e capacità di studio dichiarata.
Poi c’è la tecnica. Ascenzi ha costruito una Macchina bella ma prima ancora ha costruito una squadra per farla. In questo probabilmente è la chiave di volta che gli ha permesso di andare oltre Gloria. Con Dies Natalis Ascenzi è andato nel passato remoto e poi l’ha riportato in vita nel futuro. Quei baldacchini forse “inguardabili” per i gusti di oggi, e per l’abituarsi dell’occhio degli spettatori ad altre forme, rielaborati nel doppio delle dimensioni (da 15 a 30 metri) non sono affatto inguardabili. Quello che pensavamo è falso e Ascenzi l’ha capito prima di tutti. Ecco dove sta la ragione del successo. E poi ha fatto dell’altro: ha abbandonato l’architettura e ha scolpito un’architettura. Riteniamo sia questa la ragione per cui, guardando Dies Natalis, abbiamo avuto non più la sensazione di essere davanti a una Macchina di Santa Rosa ma di trovarci di fronte a un’opera d’arte.
La vittoria di Ascenzi, nonostante sfidanti di altissimo livello, è stata possibile perché lui non è più quello che è stato fino a Gloria. Nove anni fa Ascenzi era ancora un appassionato progettista di Macchine, ora è andato oltre e non è stato raggiungibile più. Di Prospero è arrivato a tre punti ma sono tre punti di vetta, tre punti a quote altissime. Tre punti che non sono umanamente possibili senza una squadra fortissima, senza una consapevolezza che va oltre. Di Prospero avrebbe vinto su Gloria con la sua Macchina attuale? Probabilmente sì.
E forse poteva avere qualche chance anche Telari. Segno che in città ci sono grandi ideatori di Macchine. Ci perdonino tutti ma nello scriverlo ci sentiamo di rendere omaggio anche agli altri partecipanti: Ascenzi è diventato un alieno. Lui non ha partecipato a un concorso, ha generato una nuova visione che gli ha permesso di mettere in fuorigioco tutti. Complimenti ad Ascenzi, davvero complimenti.


















