Il peperino, la polvere e il mazzuolo: a Vitorchiano la pietra antica ritrova la sua voce
VITORCHIANO_SIMPOSIO_PEPERINO
800 Monastero
Nel grande silenzio della Tuscia, tra un colpo di scalpello e una folata di vento, il peperino ha ricominciato a parlare la sua lingua antica. Una lingua che gli imperi e le mode non potranno mai cancellare, finché ci sarà un uomo con un pezzo di ferro in mano e un'idea nella testa.

VITORCHIANO – Nel piccolo mondo di Vitorchiano, abbarbicato come sempre sul suo scoglio di pietra grigia a guardare il passaggio dei secoli e le bizzarrie degli uomini, c’è una cosa che conta più delle chiacchiere da bar: il peperino. Quella pietra dura, scura e onesta che i padri hanno cavato per generazioni, e che se la colpisci col ferro non si lamenta, ma ti dice chi sei.

Accade così che dal 20 al 24 maggio dell’anno del Signore 2026, il sindaco Ruggero Grassotti e la sua amministrazione abbiano deciso di rimettere in moto i cervelli e le braccia per il Terzo Simposio Internazionale di Scultura.

L’appuntamento per il popolo è a Largo Padre Ettore Salimbeni, proprio sul belvedere del Moai, dove dalle nove del mattino alle sette di sera l’aria si riempie di quella polvere buona che sa di lavoro. Lì, cinque giovanotti arrivati dritti dall’Accademia di Belle Arti della Capitale – gente che risponde ai nomi di Yichi Zhou, Georgi Stefanov, Natalia Salucci, Davide Re e Giulia Montecchia – si sono messi davanti ai blocchi di pietra sotto l’occhio severo della professoressa Oriana Impei. Insieme a loro, i ragazzi del disegno guidati da Eclario Barone, a spiegarci che la memoria e il futuro si costruiscono ancora a colpi di mazzuolo.

I vecchi del paese, all’inizio, hanno guardato la scena con la consueta diffidenza di chi la sa lunga: — “Vengono da Roma a insegnare a noi come si batte il peperino,” — ha brontolato qualcuno seduto sulla panchina. Ma poi, vedendo il sudore vero, la polvere che imbiancava le ciglia dei ragazzi e lo sferrare preciso degli scalpelli, hanno dovuto ammettere, sputando per terra, che in fondo quei giovani ci sapevano fare. Perché la pietra è democratica: non le importa da dove vieni, le importa solo se hai fegato e rispetto per la materia.

Mentre sul belvedere si faticava, nella Sala Consiliare del Comune ci si dedicava invece al pensiero fine. Lì si è tenuto un convegno dove lo scultore Emanuele Giannetti, arrivato per l’occasione dall’Accademia di Bologna, e la storica Francesca Tuscano hanno spiegato a dotti e a profani che il peperino non è solo roba da muratori, ma è la spina dorsale della Tuscia fin dai tempi degli Etruschi. E siccome a Vitorchiano l’arte chiama l’arte, presso il chiostro di Sant’Agnese è stata aperta una mostra che resterà lì a far da testimone fino al 30 giugno, per la gioia della Pro Loco e di tutti i paesani.

Il sindaco Grassotti, guardando la piazza e i blocchi che prendevano forma, ha sorriso sotto i baffi, ringraziando l’Accademia e le imprese locali: “Vitorchiano prosegue nel lavoro di valorizzazione della pietra tipica del territorio,” — ha detto, con la solennità che si conviene ai primi cittadini quando le cose vanno per il verso giusto. E nel grande silenzio della Tuscia, tra un colpo di scalpello e una folata di vento, il peperino ha ricominciato a parlare la sua lingua antica. Una lingua che gli imperi e le mode non potranno mai cancellare, finché ci sarà un uomo con un pezzo di ferro in mano e un’idea nella testa.

aiac_banner_02
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
monastero interno
Fune 300x300
Foto Fisioterapy Center
lafune_300 x 600
POST FB 01
Masicar300x300-optimize
Jeep_Compass_apex_300x300_200
asvis 2
Onda
aiac_banner_01
domenicale post
TdP_Inalazioni