Il "pellegrino bianco" per tre giorni sotto l'obelisco in Vaticano in attesa di incontrare il Papa
Pellegrino 02
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Ha partecipato all'Udienza del mercoledì con il Santo Padre ma non è riuscito a parlarci. Il "pellegrino bianco", al secolo Oroshazi Ferenc Andràs, però non molla.

Ha partecipato all’Udienza del mercoledì con il Santo Padre ma non è riuscito a parlarci. Il “pellegrino bianco”, al secolo Oroshazi Ferenc Andràs, però non molla. Ha deciso che rimarrà per tre giorni sotto l’obelisco all’interno del colonnato del Bernini, a San Pietro, e ha scritto sul proprio profilo Facebook un appello ai tanti che si sono incuriositi al suo viaggio. Chiede di scrivere un fax al Papa, affinché decida di incontrarlo.

Il “pellegrino bianco” è arrivato a piedi dall’Ungheria fino a Roma, la città santa. Non è passato inosservato lungo il tragitto, a causa del suo suggestivo abbigliamento: tunica bianca, corda legata in vita, cappuccio, sandali e un bastone in legno davvero straordinario nella forma. Diversi giornali locali hanno scritto di lui e quando è passato per Viterbo noi de La Fune lo abbiamo incontrato. Quindi abbiamo raccontato la sua storia e tanti lettori ci hanno scritto per dirci che anche loro lo avevano visto durante il suo passaggio in Tuscia. 

 

Motivo di questo viaggio? Avrebbe un messaggio per Francesco Bergoglio, mittente la Madonna. Ma al di là di questo aspetto è la dimensione curiosa e appassionata di questo pellegrino a colpire sicuramente l’attenzione. 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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