
La mozione di sfiducia a Michelini? Il Pd compatto per il no e dalla riunione di ieri pomeriggio è venuta fuori l’indicazione di discuterla il prima possibile.
E’ stato un lungo pomeriggio in casa del Partito Democratico viterbese. L’incontro, convocato dal capogruppo a Palazzo dei Priori, è iniziato alle 17,30 per chiudersi alle 20,30.
Presenti i consiglieri comunali e gli assessori democratici, i vertici dell’Unione comunale e i segretario dei circoli comunali del partito. Tutti d’un sentimento e alla fine si è trovata agevolmente la sintesi su un comune ordine di scuderia: “No alla mozione di sfiducia e discussione in consiglio da affrontare il prima possibile”.
C’è voglia nel partito di dare una risposta tempestiva e netta alle opposizioni. In 13 hanno firmato la mozione, per sfiduciare il sindaco occorrono 17 voti. I tecnicismi stabiliscono che l’atto vada discusso in un apposito consiglio non prima di 10 giorni e non dopo il trentesimo da quanto è stato presentato. Gli oppositori storici, a cui si sono aggiunti Goffredo Taborri e i due ex Oltre le mura Sergio Insogna e Francesco Moltoni, l’hanno “tratto il dado” lo scorso giovedì.
La riunione di ieri si è aperta con tre punti all’ordine del giorno: mozione di sfiducia, discussione sul capogruppo con possibilità palesata da Serra di fare un passo indietro e discussione sul futuro dell’amministrazione.
Serra ha chiesto in apertura di discutere la questione capogruppo in un altro incontro. Quindi tutto il dibattito si è concentrato sulla mozione di sfiducia. Dopo i nervi tesi degli ultimi giorni, scaldati dalla decisione del segretario dell’Unione di convocare la riunione martedì, con un giorno di anticipo su quella di oggi già fissata da Serra (poi ritirata), tutti sono convenuti sulla decisione di abbassare i toni.
Formalmente è stato così, anche se nei fatti continua la convivenza da separati in casa tra “fioroniani” e “serra-panunziani”. Nessuno si sente però pronto a tirare giù Michelini, ergo la mozione sarà bocciata appena arriverà in aula.
I democrat sono inoltre convenuti sull’opportunità di elaborare un documento in cinque punti su cui concentrare l’attività amministrativa nella restante parte del mandato elettorale.


















