

VITERBO – Una sorpresa? Forse per chi osserva la politica con le lenti della nostalgia o dei vecchi manuali di partito. Per tutti gli altri, per chi mastica i corridoi e i sussurri di Palazzo Gentili, la notizia di questa mattina è semplicemente la certificazione dello stato delle cose. Il matrimonio si è fatto. Magari di convenienza, sicuramente figlio del pragmatismo più puro.
Forza Italia e Viterbo2020 si fondono. Quello che nel 2024 era nato come un appoggio esterno, un’intesa tattica da separati in casa per far quadrare i conti, oggi diventa una cosa sola. Un unico simbolo, una sola bandiera che prova a tenere insieme tutto: “Tuscia, centristi, azzurri, civici”. Un nome lungo quanto l’ambizione di restare a galla in un centrodestra viterbese che, nel frattempo, continua a pezzi e bocconi a ridisegnare la propria geografia. La Lega molla gli azzurri e corre a rifugiarsi sotto l’ombrello protettivo di Fratelli d’Italia e dei civici di marca rocchiana, mentre il Partito Democratico sceglie la via della solitudine fiera (o dell’isolamento, dipenderà dai punti di vista) correndo da solo il prossimo 14 giugno.
La truppa a difesa del Presidente
A presentare la nuova creatura “centrista” ci hanno pensato i quattro moschettieri uscenti, pronti a fare da scudo e da cassa di risonanza alla presidenza di Alessandro Romoli. Il messaggio è chiaro: continuità, stabilità e un’impronta moderata che serve a coprire il vuoto lasciato a destra.
Francesco Ciarlanti, sponda Forza Italia, indossa l’abito del diplomatico e prova a legare le dinamiche locali ai destini romani: “Questa è una lista in piena continuità con il governo dell’amministrazione provinciale. Abbiamo abbracciato l’indicazione arrivata a livello nazionale: rafforzare il centro e allargare la base guardando al civismo”. Poi rivendica i dossier pesanti – ambiente, viabilità, scuole – e blinda Romoli. Ma quando la domanda cade sul futuro, sul 2027 e su quella Palazzo dei Priori che scotta sempre, Ciarlanti resta sul vago, non escludendo che il modello possa replicarsi o mutare forma. Tradotto: intanto balliamo oggi, per domani si vedrà.
Il civismo della Sindaca si scopre “di casa”
Dall’altra parte del tavolo, la truppa che risponde a Chiara Frontini rivendica i due anni trascorsi insieme come un “percorso virtuoso”. Umberto Di Fusco parla della Provincia come della “Casa dei Comuni”, tirando fuori la carta della candidatura di Viterbo-Tuscia a Capitale Europea della Cultura 2033 come collante ideale di questa strana coppia.
Gli fa eco Maria Rita De Alexandris, che insiste sulla “forte identità territoriale”. C’è franchezza, dicono. C’è pragmatismo, legge chi guarda da fuori.
Il retroscena: le grandi manovre fino alle dieci di sera
Ma la politica è fatta anche, e soprattutto, di quello che non succede. E ieri sera, fino alle 22, si è consumato l’ultimo tentativo di evitare la polarizzazione. Il piano era chiaro: imbarcare anche la Lega, replicando l’asse che tiene in piedi Civita Castellana. Ma il Carroccio ha detto no, preferendo l’abbraccio con i meloniani.
A metterci la faccia e a spiegare le geometrie è Ermanno Nicolai, pezzo da novanta dei forzisti, che stavolta ha scelto il passo di lato non candidandosi: “Abbiamo lavorato fino alle 22 per allargare la forza partecipativa. Questa lista è di ispirazione di centrodestra, volevamo la Lega dentro fino all’ultimo istante, ma non è stato possibile”.
Un’ammissione di realismo politico, condita da una battuta sulle correnti interne a Forza Italia: “Ci sono pensieri diversi, e per fortuna che ci sono”. Resta la fotografia di oggi: Romoli e Frontini uniti nella stessa cabina elettorale. Un asse che sposta gli equilibri e che costringerà tutti, da qui al 14 giugno, a ricalibrare la mira.
L’elenco dei candidati consiglieri provinciali lista Tuscia centristi azzurri civici
Annalisa Arcangeli
Annamaria Barbini
Francesco Ciarlanti
Maria Rita De Alexandris
Umberto Di Fusco
Andrea Di Sorte
Lorenzo Fanelli
Agnese Gregori
Marco Marcucci
Sara Onofri
Ugo Poggi
Piero Rossi

















